FAZIO FA PEGGIO DEL PD
-
fonte:
- Libero
FRANCESCO SPECCHIA E adesso, che il programma scivola in un gorgo shakespeariano, che ne sarà di Fabio Fazio? Ora che gli ascolti domenicali di Che tempo che fa precipitano, che vanno erodendosi sempre più -siamo al 13,3% e 3,4 milioni di spettatori- , come si comporterà la Rai , quando -tra poco- gli inserzionisti chiederanno di essere risarciti , dopo aver acquistato spazi pubblicitari per medie garantite ben maggiori? I listini parlano di 90 mila euro per 15 secondi di spot venduti da Rai Pubblicità: il tutto a garanzia di «una media di ascolto tra il 16% e il 18%». Il problema è che, partendo da un 20%, ora siamo di molto sotto la soglia dell’ apocalisse (e con la versione del programma di lunedì siamo al all’ 8,9%). Gode, ovviamente, il deputato Pd Michele Anzaldi della Commisssione Vigilanza, che per primo scagliò l’ anatema contro tutta l’ operazione Fazio: «Lo spostamento su Raiuno si sta rivelando un clamoroso flop dopo due mesi di continui cali, la trasmissione sta tornando alla media d’ ascolto che faceva su Raitre». Tra l’ altro, questa volta, Che tempo che fa si è allungato addirittura fino alle 00.26, ritoccando un nuovo record, soprattutto di paraculaggine: allungandosi nella notte si racimola più share. Anzaldi , si diceva, gode. Fazio scende più del Pd, battuteggia qualche renziano poco ortodosso. Noi godiamo meno. Primo, perchè viale Mazzini dovrà restituire i soldi concedendo gratuitamente altri spazi pubblicitari (cioè sempre soldi da ridare indietro). Per capirci, per un punto di share in meno rispetto alla soglia stabilita contrattualmente il costo è rivisto del 20%, e del 30% per due punti sotto la stessa soglia. Secondo, perchè il danno reputazionale -la figura cacina- si accompagna a quello erariale. Danno erariale, peraltro, per il quale anche il Codacons si sta preparando ad un feroce esposto: «La Rai non ha altra scelta: deve chiudere la trasmissione sostituendola con prodotti in grado di generare ascolti ed evitare la fuga degli inserzionisti, e rivedere il contratto plurimilionario che lega Fazio all’ azienda», scrive il comitato dei consumatori, con una puntina di retorica populista. Anche se tutto l’ affaire Fazio, ad essere onesti, un po’ di retorica se la tira: è la stessa che sta facendo montare verso l’ anchorman una diffusa sensazione di ingiustizia, che tende ad esplodere se i risultati non arrivano. Più le cifre sono grosse, più la gente le ricorda. Il costo totale della produzione esterna di Che tempo che fa (32 puntate domenicali in prime time più altre 32 al lunedì in seconda serata) si aggira sui 73 milioni di euro per quattro anni. Entrando nei dettagli: il costo annuale è di circa 18 milioni, di cui 2,2 per Fazio come cachet personale e i restanti alla società che realizza il programma, l’ OFFicina e che appartiene a Fazio medesimo (al 50%) e a Magnolia. È come se Maradona, pagato a peso d’ oro dal Napoli, non gli avesse fatto vincere lo scudetto. Il direttore generale Rai Mario Orfeso aveva dichiarato che ogni puntata domenicale di Fazio avrebbe incassato ricavi pubblicitari per 615mila euro:, molto più dei circa 450mila del costo previsto a serata. «Questo significa» disse Orfeo «che le prime 13 puntate autunnali da sole garantiranno 8 milioni di euro». Almeno finora non è esattamente così. Su Fazio Orfeo ha imperniato l’ intera stagione della rete ammiraglia (e della altre). Metteteci che anche il sabato sera di Celebration si schianta contro Tu si que vales, per tacere di Domenica in, e capirete che la situazione è grave. Ma non è seria. Tutto previsto, purtroppo. Da pagatori di canone ci auguriamo che l’ andazzo cambi… riproduzione riservata Fabio Fazio, «Che tempo che fa» domenica ha fatto il 13% di share.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- OSSERVATORIO TV
-
Tags: Che tempo che fa, fabio fazio, officina, Rai
