11 Gennaio 2019

Fatturazione elettronica, tra caos e rischi della nuova fiscalità italiana

la nuova fatturazione elettronica ha portato con sé malcontento e confusione. ora spuntano anche allarmanti criticità a livello di privacy dei cittadini
È una fiscalità allo sbando quella affacciatasi al 2019 in Italia. Dal 1 gennaio 2019 infatti è entrata ufficialmente in vigore la nuova fatturazione elettronica . La recente procedura è stata introdotta con la Legge finanziaria 2018 , in recepimento di una Direttiva comunitaria in cui l’ Unione Europea invitava i suoi Stati membri ad adeguare e gestire elettronicamente il sistema di fatturazione e controllo fiscale. Gli obiettivi sono onorevoli (la lotta all’ evasione e l’ educazione digitale ed “ecologica” dei professionisti e delle aziende) ma la novità fiscale non sembra essere stata accolta favorevolmente, con malumori e lamentele provenienti da svariate parti. Tuttavia non sono solo le associazioni di categoria che dovrebbero preoccuparsi. Le criticità del nuovo sistema potrebbero coinvolgere anche ogni privato cittadino e la sua (ormai così preziosa e così “protetta”) privacy . Il flop della fatturazione elettronica A fare i conti con il nuovo metodo fiscale non sono solo i commercialisti. Se, dal canto loro, l’ Associazione Nazionale Commercialisti ha fatto ricorso contro l’ Agenzia delle Entrate presso il Tribunale Civile di Roma, anche i piccoli imprenditori, come i commercianti ad esempio, hanno espresso il loro disagio. Complice un diffuso analfabetismo digitale, in molti fanno fatica a utilizzare il Sistema di Interscambio (o SDI) e il software di fatturazione in XML. Non solo: anche il Codacons ha presentato un esposto per interruzione di pubblico servizio poiché, secondo l’ associazione dei consumatori, la piattaforma è ” malfunzionante e tale malfunzionamento è sotto gli occhi di tutti “. Alle critiche su blocchi e rallentamenti, ha replicato il direttore dell’ Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore : ” Siamo a oltre 8 milioni di documenti già trasmessi da più di 300mila operatori appartenenti a categorie diverse – ha dichiarato in un’ intervista a Il Sole 24 ore – Gli scarti sono del 7,3% e, come ribadito a più riprese, il partner tecnologico Sogei ha installato delle ‘sonde’ che monitorano ogni 5-10 minuti i server e che non hanno rilevato alcuna anomalia “. Immagine Shutterstock Stop del Garante della privacy Eppure già più di un mese prima della sua applicazione, la fatturazione elettronica era stata contestata nientepopodimenoche dal Garante della Privacy , Antonello Soro. Avvalsosi del suo nuovo potere correttivo, Soro si era esposto contro l’ Agenzia delle Entrate nel mese di novembre con un provvedimento. Secondo il Garante infatti, la metodologia andava cambiata subito in quanto lesiva dei ” diritti e le libertà degli interessati , comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’ intera popolazione, sproporzionato rispetto all’ obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito “. Un esempio? Basti pensare alle fatture relative a prestazioni sanitarie . Gli oggetti di fatturazione rappresentati dalle descrizioni delle cessioni di beni e prestazioni di servizi richiesti contengono spesso numerosi dettagli , anche molto delicati, sulla salute dell’ individuo non necessari ai fini fiscali ma che, di conseguenza, diventano di dominio “pubblico”. Fatturazione elettronica, i dati personali sono a rischio? Le criticità in ordine alla compatibilità con la normativa sulla protezione dei dati personali non si fermano qui. Secondo una fonte tecnica di The Social Post , che preferisce mantenere l’ anonimato, le falle nel sistema informatico della piattaforma dell’ Agenzia delle Entrate sono parecchie e potenzialmente pericolose . Il sistema elaborato in collaborazione con la Sogei, azienda italiana che si occupa di Information Technology, del Ministero dell’ Economia e delle Finanze sarebbe un sistema “in chiaro”, ovvero non cifrato. Qualunque utilizzatore della rete con sufficiente livello di ‘malizia’ quindi sarebbe in grado di “sniffare” qualsiasi dato sensibile. Non solo i dati personali, il codice fiscale, la PEC, ma anche gli elenchi dei fornitori o dei clienti, il fatturato annuale, eventualmente anche i dati delle carte di credito. Questo permetterebbe, al potenziale malintenzionato, di accedere alla totalità dei nostri dati presenti sul software in questione. Milioni di informazioni facilmente reperibili e che pare non siano protette a sufficienza.

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