12 Giugno 2017

Fast Fashion: il costo sociale della moda

Mia madre, in risposta alle mie richieste adolescenziali di abiti “alla moda” del momento, spesso raccontava di come sua madre, in tempo di guerra, avesse cucito dei vestiti per Lei e le sue sorelle utilizzando come tessuto le tende che avevano in sala da pranzo e di come tali abiti fossero stati ammirati dalle loro coetanee. Mi ha sempre colpito questo racconto espressione di una “forza d’ animo” che, allora, aiutò intere generazioni e donne come mia nonna a non arrendersi. Erano tempi diversi! Le giacche e i cappotti si risvoltavano per farli durare più a lungo. Tali comportamenti rientravano nelle abitudini di una società lontana dal consumismo di oggi che, da alcuni anni, ha imposto sul mercato il fenomeno della cd FAST FASHION: strategia commerciale che ha lo scopo di stimolare l’ acquisto ed il consumo nel settore dell’ abbigliamento sviluppando sempre nuove e diverse tendenze nella moda, facilmente fruibili in termini di costo. I capi di vestiario e i cd “accessori” hanno, così, vita brevissima. Nel corso di una stessa stagione escono più collezioni e nel giro di soli 15 gg un abito non è più “alla moda”. Quando nacque la produzione in serie delle grandi catene, negli anni 80, il fenomeno diede vita ad un processo di “democratizzazione della moda” permettendo a chiunque, in tal modo, di vestire seguendo le tendenze e le mode del momento con una modica spesa. Infatti marchi come Zara o H & M, anni addietro, fondarono il loro successo commerciale nella riproduzione, ai limiti del plagio, di abiti che imitavano gli stili e le collezioni dei grandi stilisti vendendoli a prezzi accessibili. Oggi, invece, i motivi del successo del fast fashion consistono nella riduzione dei tempi di produzione e nella “capacità di interpretare i gusti del consumatore” se non, addirittura, indirizzarli. Si pensi ad esempio alle nuove professioni come fashion leader, fashion blogger che nascono con lo scopo di produrre tendenze moda attraverso l’ emulazione di comportamenti e azioni di persone di successo attraverso il web, i social e ogni altro mezzo di comunicazione di massa. Nel sistema è presente, però, un altro fattore molto importante e purtroppo poco “conosciuto”: l’ uso di manodopera a basso costo! Infatti, le aziende che operano con questa formula producono in diversi stabilimenti sparpagliati in tutto il mondo (spesso in Paesi poveri) e generalmente in conto terzi, garantendosi così un notevole risparmio sia sui costi di manodopera che su quelli di magazzino e di spedizione. Di recente H&M e Gap sono state criticate per le condizioni di lavoro delle donne impiegate nelle aziende da cui si riforniscono. Nel 2015 più di 7000 operaie, costrette a lunghi spostamenti su mezzi di fortuna, sono rimaste ferite in incidenti stradali e 130 sono morte. Per non parlare dei luoghi di lavoro! E’ ancora vivo il ricordo del crollo, nel 2013, del Rana Plaza a Dacca, in Bangladesh, un palazzo di nove piani con moltissimi laboratori di manifattura tessile, in cui morirono ben 1.129 persone. Ma c’ è di più! Il basso costo della moda veloce oltre al prezzo sociale descritto incide anche sulla qualità e il costo delle materie prime utilizzate. Il settore della moda e del tessile rappresenta la seconda industria più inquinante del mondo, seconda soltanto a quella del petrolio. Un quarto di tutte le sostanze chimiche prodotte in tutto il mondo sono utilizzate nel settore tessile. Molte di queste si presentano sotto forma di poliestere e altre fibre sintetiche che richiedono grandi quantità di petrolio grezzo. Inoltre nomi complicati quali ftalati e formaldeide nascondono una subdola minaccia anche per la nostra salute. Secondo uno studio realizzato dalla UE il 7-8% delle patologie dermatologiche è dovuto a ciò che indossiamo senza contare poi la difficoltà dello smaltimento di queste sostanze sintetiche che quindi contribuiscono anche all’ inquinamento ambientale. La lista dei tessuti tossici è lunga e va dal nichel “nascosto” nei coloranti per tingere, ai Clorofenoli (Pcp, Tpc e relativi sali) utilizzabili come antimicrobici e antimuffa prima dell’ immagazzinaggio e del trasporto, fino agli antiparassitari, presenti soprattutto nei capi realizzati con fibre naturali, che sono costituiti dai residui delle dosi massicce usate per “sanificare” i container che trasportano i capi di abbigliamento da una parte all’ altra del mondo. L’ etichetta, diversamente da altri prodotti, in questo caso non è di alcun aiuto al consumatore. Il regolamento UE del 2012 non impone nemmeno più l’ obbligo della indicazione del luogo di produzione e quanto alla composizione dei tessuti bisognerebbe avere una conoscenza tecnica specifica per l’ interpretazione ed intelligibilità di quanto riportato. Come proteggersi, allora? Ecco alcuni trucchi per vestire sano: 1- Evitare di far indossare a bambini e adolescenti capi di dubbia qua lità, soprattutto per quanto riguarda l’ abbigliamento intimo. 2 -fare attenzione ai capi colorati, soprattutto neri, blu e in parte anche rossi, sono senz’ altro quelli più pericolosi perché potrebbero nascondere tracce di nickel. 3 Verificare (quando l’ etichetta lo riporta) dove il capo è stato prodotto: gli abiti fabbricati in Europa e in Italia sono tendenzialmente più sicuri di quelli prodotti in altri Paesi. 4 – Non acquistare abiti sulle bancarelle o eventualmente lavarli almeno due volte prima di indossarli. 5- Diffidare dai capi venduti ad un prezzo molto basso. 6 Per lo sport preferire tinte chiare e fibre naturali (il sudore e il calore favoriscono l’ assorbimento delle sostanze chimiche). 7- L’ etichetta mancante o contraffatta è sempre un indizio di pericolosità. Infine ciò che è importante è soprattutto essere più critici ed esigenti nei nostri acquisti. Verificare il prezzo sociale e non solo economico di un prodotto è una conquista di civiltà e di valore. Non ingoiate il rospo! Mai! * Avvocato Ufficio Legale Codacons Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: [email protected] I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this