Farmacisti in sciopero: no alla liberalizzazione
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fonte:
- Il Gazzettino
«Grazie ai supermercati aumenteranno i consumi»
Da strumento di salute a bene di consumo: il passo a cui si prepara l`uso dei farmaci Otc e Sop, che il decreto Bersani ammette in vendita fuori dalle farmacie, non è lungo come la distanza “tra il dire e il fare“ ma di mezzo c`è comunque un mare di consensi e di proteste. La protesta dei titolari di farmacie andrà in scena domani, per l`intera giornata: solo le farmacie di turno resteranno aperte, secondo la direttiva di Federfarma, contestata dalle associazioni a difesa dei consumatori – come Adoc e Codacons, la prima associazione a muoversi a favore della liberalizzazione – perché lo sciopero configurerebbe la fattispecie di “interruzione di publico servizio“. Al contrario, la liberalizzazione dei farmaci di autocura “è solo una questione di business“, sostengono i titolari di farmacie del Polesine, che bocciano il decreto e dimostrano, prezzi alla mano, che “l`affare“ non lo faranno i consumatori risparmiando, ma le case farmaceutiche, le cooperative rosse e le grandi reti distributive. Che potranno ampliare vendite e profitti grazie alla liberalizzazione e all`abrogazione del tetto massimo di sconto su Sop e Otc che era stato fissato al 20\% dall`ex ministro della Salute, Francesco Storace.
L`accusa dei titolari di farmacie deriva in parte dai timori di perdere quote di mercato. Visti i dati raccolti nel 2005 dall`Ims health, i farmaci Sop e Otc rappresentano circa il 15\% degli incassi delle farmacie italiane, da sommare al 58\% derivante dai farmaci soggetti a prescrizione medica (i farmaci etici), al 10\% realizzato dalla vendita di prodotti erboristici, omeopatici e nutrizionali, e dal 17\% fatturato grazie ai farmaci di igiene, bellezza e grazie ai cosiddetti “parafarmaceutici“. Per dimostrare che la liberalizzazione di Sop e Otc non è solo una questione di competitività, i titolari di farmacie del Polesine invitano a guardare i prezzi e i dosaggi di alcuni farmaci. E prendono ad esempio da una parte il Brufen 400 e il Moment 200, e dall`altra l`Ascriptin e l`Aspirina. Moment e Aspirina sono in fascia “C“, quindi interamente a carico del cittadino: con la liberalizzazione saranno in vendita anche al supermercato. Mentre il Brufen 400 e l`Ascriptin resteranno sugli scaffali dei farmacisti perché sono “farmaci etici“, cioè soggetti a prescrizione medica. Vista la distinzione, sarebbe logico pensare che ci siano delle differenze. Ma non è così. Brufen 400 e Moment 200 hanno lo stesso principio attivo (l`ibuprofene) e, leggendo sul “bugiardino“ le posologie consigliate, si scopre che sono le stesse. Ma allora, perché il Brufen 400 deve essere prescritto dal medico mentre il Moment sarà liberamente in vendita? Se si tratta dello stesso farmaco, in pratica, l`unica differenza è chi lo produce. Stesso discorso per l`Ascriptin e l`Aspirina: il primo, parzialmente rimborsabile, resterà in farmacia; la seconda, in vendita a intere spese del cittadino, arriverà nei supermercati nonostante abbia un dosaggio superiore e quindi porti con sé maggiori rischi di effetti collaterali.
E adesso vediamo i prezzi: il Brufen 400 (cioè da 400 mg) costa 4,91 euro mentre il Moment 200 (200 mg) 4,30 euro; l`Aspirina costa 3,95 euro e l`Ascriptin, con dosaggio leggermente più basso, 2,32 euro. Le anomalie segnalate dai titolari di farmacie si sommano a quelle rilevate, sui prezzi, dal Movimento consumatori. Che sostiene: i farmaci in fascia “A“, a parità di principio attivo, hanno un prezzo inferiore a quelli di fascia “C“, che sono a carico del cittadino. Se il quadro è questo, con la liberalizzazione i consumatori troveranno al supermercato farmaci Sop e Otc che costano più degli equivalenti “etici“ venduti in farmacia. Otc e Sop, però, costeranno nei supermercati meno che nelle farmacie, grazie ai maggiori volumi di acquisti. Gli sconti, infatti, sono proporzionali agli ordinativi e una piccola farmacia di paese (le cosiddette “farmacie rurali“ che in Polesine sono 53 sulle 79 totali) non potrà mai competere con gli ipermercati.
«I grandi numeri abbassano i costi. Ma qui parliamo di medicine, non di caramelle», commenta Guido Bonetto, presidente dell`Associazione titolari di farmacie provinciale: «Rispetto ai consumi degli altri Paesi, le statistiche dicono che il largo uso di farmaci che si fa in Italia aumenta fino a 4 volte il rischio d`intossicazione. La vendita di Otc e Sop nei supermercati aumenterà sicuramente i consumi: ma con quali conseguenze per la salute dei cittadini?». Non bisogna dimenticare infatti, ricorda Guido Bonetto, che sempre di farmaci si tratta. Come la Rinazina, uno dei prodotti in predicato di libera vendita, ma considerato “dopante“ dalle leggi antidoping.
Se della liberalizzazione ne beneficeranno più i consumatori, oppure le ditte produttrici e i supermercati, saranno quindi i prezzi a dirlo. Ma che il mercato degli Otc e dei Sop sia davvero appetibile, lo dicono già le vendite a valori. Perché il trend dei farmaci di autocura è in crescita costante: +4\% del prezzo medio nel 2004, +2,1\% nel 2005. In Italia i margini di guadagno e i prezzi di Sop e Otc sono liberi, visto che non rientrano nella contrattazione Stato-produttori.
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