27 Agosto 2005

Farmacista, professione per pochi

Meno di 18 mila esercizi ed esclusiva sui prodotti da banco


Farmacista, professione per pochi


La Commissione europea e l` Antitrust hanno segnalato più volte quanto sia chiuso il mercato italiano dei medicinali

Il passaggio da padre in figlio favorito dalla legislazione

Farmacisti mortis causa. Ce ne sono tanti, tantissimi. Non esistono stime ma saranno certamente di più del 50 per cento di ingegneri con padre ingegnere o del 20 per cento circa di notai figli di notai, per non parlare dei giornalisti e degli avvocati. Ce ne saranno di più, perché nel caso dei farmacisti non si tratta soltanto di eredità “ambientale“. Qui, il passaggio del testimone, è la legge che lo prevede, con tanto di dettagli e deroghe. Unico caso tra i professionisti, anche in Italia. Date le premesse – legislative -, di mercato e di concorrenza neanche parlarne tra le farmacie. è inutile andarli a cercare. Ma è utile, però, capire perché da noi è così difficile trovare una farmacia aperta di sabato e domenica in estate in una grande città per comprare anche solo un` aspirina; oppure perché nell` 80 per cento quasi dei comuni italiani (circa il 27 per cento della popolazione) c` è una sola farmacia. L` eredità, intanto. E la legge, ovviamente, cioè l` articolo 7 comma 9 della n°361 del 1991 (Norme di riordino del sistema farmaceutico). In pillole: in caso di decesso del farmacista titolare del diritto di gestione della farmacia privata, il coniuge o l` erede, anche se non in possesso delle qualifiche richieste, può mantenere il diritto di gestione del negozio fino al compimento del trentesimo anno di età o, eventualmente, per un periodo di dieci anni se entro un anno dall` acquisizione della partecipazione si iscrive a una facoltà di farmacia. Dunque se il padre muore, il figlio eredita l` attività e se non è laureato gli si dilata il tempo (da quattro a dieci anni) entro il quale può terminare il corso universitario. Un` eccezione dal sapore medievale. Ma proseguiamo. In Italia ci sono complessivamente 17.352 farmacie delle quali 15.987 private e 1.365 pubbliche o comunali. La legge stabilisce il numero massimo di farmacie in rapporto alla popolazione, ma non il numero minimo che di per sé aprirebbe le porte ad una maggiore concorrenza. Ha scritto l` Antitrust nella sua indagine conoscitiva sulle professioni: «La trasformazione dell` attuale numero massimo di farmacie in un numero minimo, tutelerebbe l` interesse pubblico ad una efficiente distribuzione senza impedire l` accesso ai potenziali nuovi entranti». Tant` è. La legislazione prevede, così, una farmacia ogni 4.000 abitanti nei comuni con più di 12.500 residenti e una ogni 5.000 nei comuni con meno di 12.500. Comunque, i comuni che non superano i 7.500 abitanti non possono disporre di più di una farmacia. In media – secondo i dati della Federfarma – una farmacia serve 3.336 abitanti. «Si tratta – commentano dalla Federfarma – del rapporto più vicino al dato medio europeo». Dove, però, concorrono a fare media anche Paesi scarsamente popolati come la Lettonia, la Lituania o il Lussemburgo. Oltre che ad un vincolo demografico la legge italiana fissa anche un vincolo geografico: tra un esercizio e l` altro deve esserci una distanza non inferiore ai 200 metri. L` apertura e la localizzazione di una farmacia non hanno invece vincoli in Germania, Irlanda, Gran Bretagna e Olanda. Il principio dell` ereditarietà – suo malgrado – indebolisce la difesa del monopolio che le farmacie detengono per la vendita, oltre che dei medicinali veri e propri, dei cosiddetti prodotti da banco, quelli cioè che possono essere venduti senza la ricetta del medico e che servono per trattare affezioni di scarsa entità, dal mal di testa al raffreddore. La debolezza della norma è stata colta dal commissario europeo al Mercato interno, Charlie McCreevy che ha anche aperto un dossier sulla privatizzazione delle farmacie comunali (bloccata dal Consiglio di Stato) ipotizzando una violazione, da parte italiana, degli articoli del Trattato relativi alla libertà di movimento dei capitali e dei servizi. Proprio le norme sul passaggio della titolarità in caso di decesso – ha scritto il commissario – «indicano che il legislatore italiano ha ritenuto che la qualifica di farmacista del titolare dell` esercizio non sia indispensabile per garantire la qualità del servizio delle farmacie e della sanità pubblica, purché nell` esercizio sia presente un farmacista responsabile delle attività attinenti ai farmaci». Appunto. Italia è Francia sono gli unici Paesi nei quali la vendita degli Otc (dall` inglese “over the counter“) avviene esclusivamente in farmacia. Nei Paesi anglosassoni (Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda) e in quelli scandinavi la vendita si effettua anche al di fuori delle farmacie. Nel primo gruppo di Paesi è ammessa la vendita pure via Internet e per posta. E ancora: in Olanda possono vendere i farmaci da banco, oltre che i farmacisti, anche i droghieri (i druggist) e gli assistenti di farmacia. La legislazione spagnola assomiglia a quella italiana e francese anche se in alcuni supermercati esistono i reparti farmacie. In Germania si distingue tra i prodotti da banco come l` aspirina che si può vendere solo in farmacia e altri medicinali come gli antisettici, le tisane, i calmanti della tosse, le vitamine a basso dosaggio che si possono dispensare anche in altri esercizi, negli oltre 27 mila drugstores. D` altra parte anche gli italiani consumano medicinali da banco senza rivolgersi al medico né ricorrendo al consiglio del farmacista: lo fanno 8 su 10, secondo un` indagine del Censis. E – osserva l` Authority oggi guidata da Antonio Catricalà – studi sui farmaci Otc condotti nei Paesi dove i consumatori possono acquistare questi farmaci in canali diversi dalla farmacia non hanno riscontrato un aumento del consumo di farmaci. Né si può sostenere che l` eventuale liberalizzazione possa incidere in maniera negativa sui bilanci dei singoli farmacisti. Si calcola, infatti, che non più dell` 8 per cento del fatturato complessivo medio di una farmacia sia dovuto alla vendita di prodotti da banco. Di più, quasi il 10 per cento, deriva dai dietetici soprattutto per l` infanzia e dai cosmetici dei quali i farmacisti – come è noto – non detengono l` esclusiva. Certo è che – diversamente dalla vendita dei medicinali veri e propri il cui incasso è posticipato al rimborso statale -, con la vendita delle specialità di automedicazione il farmacista incassa subito e con un margine commerciale maggiore. Vantaggi del mercato. Quello che ai farmacisti – però – non piace.

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