20 Luglio 2005

Farmaci in vendita al supermarket La sfida del Codacons alle farmacie

Rienzi: “E` l`unico modo per battere il caro-farmaci“ L`Ote: “No al caos, ma liberalizzare è un atto dovuto“
Con una provocatoria iniziativa di protesta contro il caro-farmaci, il Codacons ha organizzato una vendita di medicinali in un supermercato di Roma. ?Non ingoiare il ropo?: così è stata significativamente battezzata la campagna dimostrativa andati in scena ieri nella Capitale. Intorno alle 12, presso il centro commerciale ?Panorama? di via Boccea, militanti del Codacons capeggiati dal farmacista milanese Stefano Giungi hanno improvvisato un bancone di farmacia. Lì i passanti hanno potuto acquistare vari prodotti da banco, per i quali non è prevista la ricetta medica, a prezzi ribassati tra il 20 e il 40%. Chi lo desiderava, ha potuto quindi procurarsi da Giungi (che in quanto ?camice bianco? ha le carte in regola per dispensare medicinali da banco) tutta una serie di prodotti di automedicazione per lievi disturbi quali medicinali contro mal di pancia e mal di testa, lassativi, pomate e integratori.
Da tempo l`associazione di consumatori aveva annunciato il gesto, in polemica contro il monopolio dei farmacisti nella vendita dei medicinali. Secondo il Codacons, infatti, tale monopolio è il responsabile principale dei prezzi troppo alti. Per questo, l?associazione ha proposto di autorizzare i supermercati a vendere le medicine, seguendo l?esempio degli Stati Uniti dove ciò avviene regolarmente. Una proposta recentemente ventilata anche dal ministro della Salute, Francesco Storace. Che però non ha avuto seguito, avendo il ministero preferito seguire la strada della pressione sui farmacisti, autorizzati a praticare sconti volontari fino al 20% sui prezzi di listino. Di tale ?facoltà?, tuttavia, si è avvalsa solo una minoranza di farmacie.
?Se il ministro Storace non vorrà andare avanti sulla strada della vendita dei farmaci nei supermercati, rimarrà solo?, ha dichiarato il presidente Codacons, Carlo Rienzi, secondo cui l`autorizzazione alla vendita nei centri commerciali determinerebbe un calo medio dei prezzi dei medicinali pari al 35%. In totale, Rienzi calcola un risparmio per le famiglie pari a 150 milioni l?anno.
Il tema del risparmio, soprattutto per la categoria più esposta al caro-farmaci, cioè gli anziani, sta a cuore anche all?Ote (Osservatorio della Terza Età). Che ha subito appoggiato l?iniziativa del Codacons, condividendone pienamente la richiesta di liberalizzazione (del resto più volte avanzata anche dall?Ote). ?Liberalizzare il mercato per far abbassare i prezzi ? dichiara il segretario generale dell?Osservatorio, Roberto Messina ? dovrebbe essere un atto dovuto. Nessuno vuole la vendita selvaggia, ma quella che la gente comune chiede è di poter trovare una farmacia, gestita da un laureato, anche in un supermercato, al posto di andarla a cercare tra le 17mila farmacie contingentate da una legge di 100 anni fa?. Basterebbero mille nuovi punti-vendita, calcola il dipartimento economico dell`Ote, per generare un risparmio da 100 a 150 milioni per lo Stato, e da 150 a 200 milioni per i cittadini che pagano di tasca propria. Considerata l?impennata dei prezzi degli ultimi anni, che grava in maniera crescente sui bilanci di individui e famiglie, non si può fare a meno di rivolgersi a canali di vendita che applicano margini di profitto più bassi. Ne è convinto Messina, quando ribadisce che ?se la grande distribuzione promette margini di guadagno più bassi, rispetto al 27% fissato per le farmacie da un Regio decreto, allora bisogna sperimentare questa strada. Magari anche con gradualità?. Una gradualità che potrebbe essere ottenuta tramite un accordo, piuttosto che con i consueti metodi rissosi della politica italiana: ?E? ora di sedersi attorno a un tavolo per discutere in maniera pacata e nell?interesse di tutti?, dice Messina. Precisando che obiettivo dell?Ote non è ?un mercato senza regole?, e pertanto ?un?intesa tra aziende, farmacisti e consumatori si può e si deve trovare?. Sede ideale del confronto, auspica il segretario dell?associazione, potrebbe essere proprio il ministero della Salute.
Non è solo ai consumatori che il Codacons ha dedicato la proposta e l?iniziativa. Come ha sottolineato Stefano Giungi, anche i 20mila farmacisti italiani disoccupati avrebbero da guadagnarci. A dar loro l?agognato lavoro che non riescono a trovare in farmacia, ci penserebbero le catene della grande distribuzione, pronte ad assumerli per gestire gli eventuali ?reparti medicinali?. Rienzi ne è certo: ?Abbiamo ricevuto centinaia di richieste da catene come Panorama, Auchan e Coop, con cui puntiamo a stipulare accordi?.
All?appuntamento di ieri c?erano anche alcuni rappresentanti dei farmacisti romani, giunti per contestare la campagna che li ha presi di mira. In particolare uno di essi, Pietro Talone, ha smentito i dati di Giungi sull?emergenza occupazionale: ?L?80% dei laureati in farmacia ? ha detto Talone ? trova impiego entro un anno dalla laurea?. Quanto alla questione dei prezzi, ha ribadito l?argomento tanto caro alla categoria: che cioè il vero problema da aggredire sia in realtà il prezzo praticato dai produttori. ?Se si operasse sulle aziende farmaceutiche ? ha precisato ? riducendo il costo dei prodotti all?ingrosso, i risultati sarebbero visibili immediatamente?.
Comunque il Codacons non si ferma. E? sempre il combattivo Rienzi spiegare le sue prossime mosse: ?Stiamo costituendo Farmacodacons srl ? ha spiegato ? una società senza fini di lucro ma con possibilità di fare commercio e, dunque, di vendere prodotti da banco?. Dal punto di vista legale non ci dovrebbero essere problemi, assicura. ?La possibilità di vendere medicinali al di fuori delle farmacie è prevista dal decreto Bersani: inoltre ci sono i pareri positivi di Antitrust e Corte europea di giustizia?.

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