Farmaci e alimentari frenano il carovita al 2%
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fonte:
- Corriere della Sera
Nelle città campione a ottobre inflazione mese su mese in calo: non accadeva dal ?96. Assorbiti i rialzi del petrolio
ROMA – Ora si attende la conferma ufficiale dall?Istat. Ma il calo dell?inflazione rilevato nelle città campione ha già colto tutti di sorpresa. Gli esperti non si attendevano infatti per il mese di ottobre un simile rallentamento, soprattutto in considerazione della continua crescita delle quotazioni del petrolio. Il ritmo annuo d?aumento dei prezzi al consumo è sceso infatti al 2% dal 2,1% di settembre, tornando sui livelli dell?ottobre 1999, esattamente cinque anni fa. Un livello per la prima volta più basso della media Ue. Su base mensile i dati delle città campione evidenziano una flessione dello 0,1%, che non si registrava addirittura dal luglio del 1996. Da sottolineare che gli analisti stimavano una crescita mensile dello 0,2%, che avrebbe portato l?inflazione di ottobre al 2,2%. Ma soltanto perché non avevano previsto che l?aumento dei carburanti sarebbe stato più che compensato da una diminuzione dei prezzi dei prodotti alimentari e dei medicinali. Le città dove il costo della vita ha messo in evidenza l?andamento più contenuto sono Bologna e Genova (-0,3%), seguite da Milano, Roma, Palermo e Firenze (-0,1%). Il più basso livello d?inflazione su base annua è stato quindi rilevato proprio a Bologna e Genova, come anche ad Ancona: 1,2%. I tassi più elevati, invece, sono stati registrati a Torino (2,5%) e Napoli (2,4%). Mentre Milano e Roma si sono attestate rispettivamente sull?1,7% e l?1,8%.
Se il ministro dell?Economia Domenico Siniscalco sottolinea il «comportamento virtuoso dei commercianti», con un riferimento evidente agli accordi per ridurre il carovita promossi dallo stesso ministro in città come Torino e Palermo, e afferma che «con prezzi un po? più bassi e un potere di acquisto più alto tutti stanno meglio», dalla Uil e dalla Cgil sono arrivati commenti preoccupati. Per Adriano Musi della Uil è il segnale che «l?economia e i consumi sono fermi». E anche secondo Marigia Maulucci della Cgil «con il petrolio oltre i 50 dollari al barile e la ripresa dei prezzi delle materie prime solo i consumi in picchiata possono fornire una spiegazione». Più cauto Pier Paolo Baretta, che definisce «positivo» il dato del calo dell?inflazione, precisando però che «va approfondito», e che è quindi il momento per attivare «il tavolo più volte chiesto dal governo ai sindacati».
Scettiche, secondo un copione scontato, le associazioni dei consumatori. L?Intesa accredita la tesi di «una magìa», degna del «mago Silvan». Mentre l?Adiconsum è d?accordo con Uil e Cgil. E anche Roberto Dessì, segretario generale della Conad, sostiene che «l?arretramento del tasso d?inflazione è positivo a metà» perché conferma anche «una pesante crisi dei consumi in corso ormai da molti mesi». Si lamentano pure i produttori agricoli. La Cia ripete che «per l?agricoltura la musica non cambia: i prezzi stracciati a malapena coprono i costi produttivi». La Confesercenti prende invece spunto per sollecitare «una politica fiscale accorta e misure capaci di restituire fiducia alle famiglie».
L?Isae, centro studi pubblico presieduto da Alberto Majocchi, prevede comunque una «forte moderazione» anche per i prossimi mesi e stima che se l?inflazione si stabilizzerà intorno ai livelli di ottobre negli ultimi mesi dell?anno, la crescita media annua dei prezzi nel 2004 potrebbe attestarsi «al di sotto del 2,3%».
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