Fare la spesa in tempo di crisi I cestini pieni solo di offerte
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fonte:
- La Provincia di Como
CANTÙ Regole di sopravvivenza per chi arriva al centro commerciale, con lo stipendio eroso dal carovita, dai prezzi degli alimenti e della benzina. Come è cambiato il modo di fare la spesa, in questi tempi di crisi? I due ipermercati di Cantù sono meno affollati e si stampano scontrini sempre più corti, perché la parola d’ ordine del consumatore è risparmiare. E allora, si compra solo dove c’ è scritto promozione, si svuotano gli scaffali con i cartellini rossi delle offerte, si prende il cestello a rotelle e non più il carrello, diventato troppo grande da riempire. Salgono le marche basso profilo, perché costano meno. Faticano le grandi griffe di spaghetti e surgelati, considerati quasi di lusso. E’ la crisi vera, quella non tanto per dire, che si ripercuote ad esempio sulla carne. Addio due bistecche alla settimana, l’ hamburger una volta al mese. Quattro conti a mente per capire se, entro la fine del mese, si tornerà a fare la spesa oppure no. Si taglia qualcosa di più dell’ inutile. «Dal 2002, da quando è entrato in vigore il raddoppio dell’ euro, è un calo continuo dei consumi – conferma Mauro Antonelli , Codacons, associazione a tutela dei consumatori – Cantù non fa eccezione a questa tendenza nazionale. Siamo scesi al livello del 1981. Anche il 2011 si è chiuso al ribasso rispetto all’ anno precedente, con un -2,2%. Il raffronto tra il 2010 e il 2009 ricorda che eravamo già scesi di molto: il -10,7% da un anno all’ altro. Dal 2007 si vende anche meno cibo. La situazione riguarda tutti. Ipermercati, discount, negozi di vicinato. Si sfruttano le promozioni e si abbandonano i marchi alimentari della pubblicità, più costosi». Arrivano ammissioni anche dalle stesse catene. A Cantù c’ è Ipercoop, in viale Lombardia. «Lo scontrino medio è senz’ altro in calo rispetto agli ultimi anni – afferma Andrea Pertegato , ufficio stampa Coop Lombardia – Si usano molto i cestelli, che noi avevamo pensato per single e pensionati. Si compra senz’ altro meno tra i grandi marchi. Ma sono in forte aumento di vendita, anche fino al 30%, i prodotti della catena (quelli con il marchio del supermercato, ndr). Piacciono perché sono di qualità e si risparmia». Non sembra molto dissimile il punto di vista dall’ Iperbennet. «Il calo esiste ma è lieve – sostiene dagli spazi di corso Europa Michele Tomaselli , responsabile marketing – è vero: le promozioni vanno molto bene». Un altro modo per dire: si preferisce non spendere oltre il necessario. Per la grande distribuzione iniziano a temere anche i dipendenti. «La situazione in generale preoccupa per la velocità con cui le situazioni di difficoltà vanno delineandosi – afferma Ivan Garganigo , segretario provinciale Filcams Cgil Como – ma, per adesso, c’ è la tenuta. Nelle grandi aziende non ci hanno ancora posto problemi di difficoltà a mantenere il livello occupazionale, anche se c’ è un ricorso inferiore a contratti atipici, per quanto riguarda gli esterni, i lavoratori a chiamata». Restano segreti i fatturati. «Ma da gennaio – confida Garganigo – assistiamo probabilmente a una diminuzione progressiva delle vendite. Ogni mese va sempre un po’ peggio. Non vorrei lanciare un segnale allarmante. Ma la sensazione è che il peggio lo vedremo più avanti». Christian Galimberti © riproduzione riservata.
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