Famiglie e imprese accusano la crisi
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fonte:
- Finanza & mercati
Facciamocene una ragione la crisi finanziaria non risparmia nessuno e a metterlo in evidenza questa volta è l’Istat. Secondo un’indagine condotta dall’istituto nazionale di statistica, infatti, a fine del secondo trimestre 2009, il potere d’acquisto delle famiglie italiane (intese come famiglie consumatrici, produttrici e istituzioni senza scopo di lucro) è diminuito dell’1% rispetto al trimestre precedente. Un dato che, insieme al calo del reddito lordo disponibile (sceso nello stesso periodo dell’1%, cioè di 11 miliardi di euro) ha portato a una riduzione della propensione al risparmio (-0,4%), nonché a una flessione della spesa per consumi finali (-0,5%) e a un minor tasso d’investimento (-0,1%). Dunque le famiglie stanno diventando sempre più povere. Anche facendo il confronto con i dati rilevati nello stesso periodo dello scorso anno, in molti casi il risultato non cambia. «Le famiglie hanno sempre meno soldi – sottolinea in una nota il Codacons – per questo preferiscono il conto corrente per parcheggiare i propri risparmi. In tal modo restano sempre liquidi e utilizzabili al bisogno». E anche le imprese non se la passano meglio. Sempre in base allo studio dell’Istat, infatti, a fine giugno 2009, la quota di profitto delle aziende non finanziarie (intese come società di persone e di capitale, e imprese individuali con oltre cinque addetti) si è attestata al 41,3%, in calo dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, e dell’1,8% se confrontata allo stesso periodo del 2008. Mentre il tasso d’investimento è stato pari al 23,3%, segnando un punto percentuale in meno rispetto al trimestre precedente e due punti percentuali in meno se confrontato all’anno prima.
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