4 Maggio 2014

Falsa revisione. Il Codacons: sconcertante, quanti mezzi così in giro?

Bus della morte, perizia accusa gli indagati
Falsa revisione. Il Codacons: sconcertante, quanti mezzi così in giro?

NAPOLI – C’ è anche una perizia grafologica tra gli elementi sui quali la Procura di Avellino fonda le proprie accuse a due funzionari della Motorizzazione di Napoli, Vittorio Saulino e Antonietta Ceriola, che avrebbero falsificato il certificato di revisione del bus precipitato lo scorso luglio a Monteforte Irpino provocando la morte di 40 persone. Ai due, rispettivamente funzionario incaricato delle operazioni di revisione e assistente amministrativo, viene contestato il reato di falso in atto pubblico. Il documento consegnato agli inquirenti dopo la tragedia per dimostrare che tutto era in regola sarebbe infatti stato redatto dopo la data indicata del 26 marzo. In particolare, una perizia affidata alla grafologa Silvana Iuliano avrebbe accertato che la firma del titolare dell’ agenzia, Gennaro Lametta, sarebbe stata apposta soltanto dopo quella data. È stato accertato inoltre che nella documentazione mancavano la richiesta di sottoporre l’ automezzo a revisione e la ricevuta del pagamento del previsto versamento, che ammonta a 45 euro. Gli elementi raccolti dal procuratore Rosario Cantelmo e dal sostituto Adriano Del Bene confermerebbero dunque che l’ autobus, che quella sera riportava 48 persone a Pozzuoli dopo una gita in Irpinia, non era stato revisionato e che, probabilmente, non era idoneo a viaggiare. Era già stato accertato infatti che il sistema di trasmissione poco prima dell’ incidente si era staccato, danneggiando i freni dei veicolo. Per questo motivo Ciro Lametta, l’ autista del bus e fratello del titolare della ditta, cercò disperatamente di rallentare la corsa dell’ autobus, manovra impossibile in quel tratto in discesa. Con i due dipendenti della Motorizzazione salgono dunque a nove gli indagati per la tragedia di Monteforte, una delle più gravi della storia italiana: erano già indagati infatti i fratelli Lametta e cinque dirigenti della Società Autostrade, ai quali i magistrati hanno contestao il disastro colposo e l’ omicidio colposo. Anche i guard rail di quel tratto di Autostrada, infatti, secondo l’ accusa non erano a norma. La somma di diversi fattori dunque avrebbe causato il disastro: una rete autostradale non in perfette condizioni e un veicolo vecchio non sottoposto ai rigorosi controlli prescritti dalla legge. Il pullman infatti era del 1995 ed era stato immatricolato più volte; di recente era rientrao a Napoli dopo un pellegrinaggio a Medjugorie. Il falso certificato di revisione è «assolutamente sconcertante», secondo il Codacons: «Ci chiediamo – afferma il presidente del comitato, Carlo Rienzi – se nel nostro Paese circolino altri bus turistici nelle medesime condizioni, ossia pullman che risultano regolarmente revisionati pur non essendo mai stati sottoposti ad alcun controllo. Quanto emerso dalle indagini deve spingere il Ministero dei trasporti a prendere provvedimenti urgenti, allo scopo di garantire la sicurezza sulle strade italiane». T. B. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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