24 Settembre 2014

Fallimenti ancora in crescita del 14%

Fallimenti ancora in crescita del 14%

Francesco Antonioli MILANO Il quadro è tutt’ altro che roseo. C’ è un nuovo consistente balzo dei fallimenti: nel secondo trimestre oltre quattromila imprese hanno aperto una procedura, il che significa 14,3 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2013. Il polso dell’ economia resta debole. Secondo la periodica rilevazione Cerved il balzo a doppia cifra rimane tale anche considerando l’ intero semestre: i default superano quota ottomila (+10,5% sul livello già critico dell’ anno scorso), determinando un record assoluto dall’ inizio della serie storica che parte dal 2001. L’ incremento più marcato è tra le società di capitale, con tre quarti dei casi: tra gennaio e giugno sono oltre seimila le procedure fallimentari avviate. Il fenomeno è più contenuto tra le società di persone (+5,9%) e tra le altre forme giuridiche (+1,8%). Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved, osserva: «Stiamo vivendo una fase molto delicata per il sistema delle Pmi italiane; la nuova recessione sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima fase della crisi e stanno pagando il conto al credit crunch e a una domanda stagnante da troppo tempo». I fallimenti, secondo il report Cerved diffuso ieri, riguardano indistintamente tutto il Paese: «I tassi di crescita – precisa De Bernardis – sono ovunque a doppia cifra, a eccezione del Nord Est in cui l’ incremento è del 5,5%». Nel Mezzogiorno e nelle isole, durante il primo semestre, i fallimenti toccano quota +14%, nel Nord Ovest il 10,7% e nel Centro il 10,4 per cento. Tra i settori più in sofferenza svettano i servizi (+15,7%), in brusco aumento sul 2013. Rallentano, invece, tenue consolazione, nell’ edilizia (+8,2% contro il 12,8% dell’ anno scorso) e più sensibilmente nella manifattura (+4,5% contro 10,5%). I correttivi legislativi introdotti lo scorso settembre – e, soprattutto, la possibilità dei tribunali di nominare un commissario giudiziale che controlli la condotta del debitore – ha determinato il dimezzamento (-52,2%) delle domande di concordato in bianco, che nel secondo trimestre sono state 665. Di conseguenza sono calati i concordati comprensivi di piano (-12,3% nella prima metà del 2014). C’ è però un elemento di inversione di tendenza a livello semestrale dopo un lungo periodo di crescita. Le liquidazioni volontarie – cioè gli imprenditori che hanno scelto di chiudere la propria attività – sono state 32,5mila: il 10,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. Il calo – si legge nella nota Cerved – riguarda tutte le tipologie di società, tutti i settori economici e tutte le aree geografiche; una riduzione particolarmente marcata nell’ industria (-18,8%) e in Centro Italia (-22,4%). «Tutti i territori e tutti i settori continuano ad attraversare una crisi senza precedenti che sta destrutturando il nostro sistema produttivo», è il commento della Confcommercio che auspica «le riforme economiche al centro dell’ agenda di Governo perché se non si attua quella poderosa operazione di sottrazione, meno tasse e meno spesa pubblica, il Paese è destinato a rimare ancora al palo». Imprese quasi costrette a chiudere? Il Codacons, proprio ieri dopo la diffusione dei dati Cerved, ha annunciato di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma in cui si chiede di «accertare l’ operato degli istituti di credito italiani». Commentano: «L’ abnorme crescita dei fallimenti aziendali in Italia non è da attribuire unicamente alla crisi economica, ma anche alla chiusura del credito alle imprese da parte delle banche». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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