FALCONE, CODACONS: GIORNATA DELLA LEGALITĂ€ O DELLA FANTASIA?
“Se qualcuno atterrasse per caso sulla Terra da un pianeta sconosciuto, e pensasse bene – per caso o per scelta – di approdare qui da noi nel Belpaese in piena Giornata Della LegalitĂ , penserebbe senza dubbio che l’Italia sia diventata tutto insieme un Paese mafia-free. Da tutte le parti – in TV, sui giornali, in radio e nelle dichiarazioni pubbliche dei vari protagonisti – l’accento è tutto sul “riscatto morale” del Paese; che, dopo le atroci vicende di Falcone e Borsellino, ritrovò l’unitĂ d’intenti perduta e, scrollandosi di dosso complicitĂ e incertezze, seppe mondarsi dalla secolare piaga mafiosa. Sintesi piĂą o meno generale: noi italiani ne abbiamo viste tante, ma ora la mafia è solo un ricordo. Peccato solo che questa sia una fantasia, lontana dalla veritĂ , e che le cose stiano in un altro modo”.
Lo scrive sul suo blog il presidente Codacons, Carlo Rienzi, in merito alle commemorazioni per il trentennale della strage di Capaci.
“I dati infatti dicono l’esatto contrario: confermano il tradizionale presidio del Mezzogiorno, che non è mai venuto meno – neanche dopo gli omicidi dei nostri magistrati – ma anche una crescente presenza delle mafie in molte aree del Centro e del Nord. Mafia S.P.A., nei fatti, è un colosso economico: i volumi di affari legati alle attivitaĚ€ illegali – attraverso le quali la criminalitaĚ€ organizzata si finanzia e si arricchisce – sono ingenti e si puoĚ€ stimare che rappresentino oltre il 2 per cento del PIL italiano (Transcrime 2015, Istat 2021). A tali valori occorre poi aggiungere i proventi delle mafie ottenuti attraverso l’infiltrazione nell’economia legale: e chissĂ quanti sono. Secondo Transcrime (2015), i ricavi dalle attivitaĚ€ illegali raggiungerebbero un totale di circa 26 miliardi di euro, derivanti principalmente da droghe (7,7), estorsioni (4,8), prostituzione (4,7), contraffazione (4,5) e usura (2,2). E i numeri sono confermati anche dagli osservatori sul campo: la percentuale di imprese che ritiene abbastanza o molto probabile che si siano verificati fenomeni legati alla criminalitaĚ€ organizzata nel mercato in cui operano eĚ€ in crescita, passando dal 9 per cento nel 2019 al 16 nel 2020.
Altro che “riscatto morale”: le organizzazioni criminali, in Italia, prosperano. Magari non piazzano granate sull’autostrada, ma incassano e fatturano. Tanto che la propensione a inquinare l’economia legale trova conferma nell’incremento delle segnalazioni di operazioni sospette, 49.104 nel primo semestre 2019, 54.228 nel primo semestre 2020 e 68.534 nello stesso periodo del 2021, e delle interdittive antimafia, rispettivamente 279, 384 e 455 (datri DIA, https://www.rtl.it/notizie/articoli/le-mafie-e-il-controllo-sull-economia-italiana-il-rapporto-della-dia-sugli-obiettivi-della-criminalita-organizzata/).
Tutto questo, a quanto pare, per certi nostri compatrioti non esiste. Lo stanco rituale della Giornata della LegalitĂ si ripete anno dopo anno, tra slogan triti e ritriti, parole d’ordine soporifere e giĂ sentite, incomprensibili e poco ispirate iniziative pubbliche, orribili celebrazioni nelle scuole e nelle piazze. Ma è ora di dire le cose come stanno, almeno il giorno dopo, e di accorgersi che qualcosa – nel discorso pubblico sulla mafia, che infatti quasi non esiste – non torna. La criminalità è sparita dall’agenda politica e giornalistica. E se la magistratura si riduce a perquisire la sede di Report per scoprire qualcosa sui rapporti tra organizzazioni criminali ed eversione, se l’omaggio ai nostri piĂą grandi magistrati è affidato a chi li definisce “incredibilmente punk”, è ora che qualcuno spezzi il coro unanime: no, la mafia non è sconfitta. E in molti casi sta anche vincendo la partita.
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