26 Ottobre 2020

Fake news, tre romani a caccia di bufale

 

Sono romani i tre fondatori di Deephound, la società tecnologica che ha dichiarato guerra alle fake news , che infestano il web. Nata a Londra nel 2018 e trasferita da poco nella Capitale, l’ azienda ha elaborato la piattaforma «Artificial intelligence analyst(Aria)». In pratica, attraverso una procedura che simula l’ intuito umano, l’ analista virtuale si propone di scandagliare le fonti aperte della Rete per smascherare le notizie false o quelle incomplete e fuorvianti. Automatizzando il 75% del processo, il sistema garantisce rapidità e accuratezza. I risultati vengono esaminati da dipendenti in carne e ossa, ma l’ ultima parola spetta all’ utente: deciderà lui se credere o no alla valutazione. «Ogni secondo vengono prodotte milioni di informazioni e solo le intelligenze artificiali sono capaci di interpretarle in breve tempo – spiega Rosbeh Zakikhani, amministratore delegato dell’ impresa che oggi fattura 200 mila euro e nel 2021 punta a toccare i 2 milioni -. L’ intelligenza artificiale (Aria) controlla la fonte, certifica l’ esistenza dei soggetti, cerca conferme su altri siti. Lavoriamo nel rispetto di privacy e copyright , escludendo deep e dark web . In massimo 5 minuti forniamo una percentuale di autenticità della notizia che si aggiorna nel tempo. Per ora esaminiamo solo testi, poi contiamo di esaminare anche foto, immagini e video». Nel Lazio il numero delle bufale in rete è cresciuto insieme alla diffusione del coronavirus. Solo nell’ ultimo mese false chiusure regionali e bilanci dei contagi gonfiati hanno agitato le comunità di Viterbo, Formia e Latina. «Gruppi pagati per fare disinformazione stanno sfruttando i complottismi sul Covid – spiega Gianluca Comandini, ad dell’ azienda romana di comunicazione You & Web -. Le fake news sono diffuse più al Centro e al Sud che al Nord e attecchiscono più tra under 20 e over 50: ai primi manca l’ abitudine all’ approfondimento, ai secondi l’ alfabetizzazione digitale. L’ intelligenza artificiale andrebbe integrata con strutture blockchain per rendere i dati certi condivisi e immutabili».Se Aria promette maggiore proattività e facilità d’ uso, finora le piattaforme di debunking non sono riuscite ad affezionare i clienti. Difficile anche trovare investitori disposti a scommettere su software per il fact-checking, poco remunerativi. Deephound ha deciso invece di monetizzare la sua tecnologia, facendole testare l’ affidabilità delle società in Rete. Il procedimento rapido e a basso costo interessa a fondi di investimento, banche e assicurazioni: in cinque giorni viene rilasciato un certificato di credibilità delle imprese. Non è raro, però, che gli analisti si trovino di fronte a vere e proprie truffe online, in crescita durante la pandemia: per il Codacons l’ incremento nella regione è stato del 200% rispetto al 2019. «I truffatori si sono riversati sul web perché è lì che la gente passa più tempo – ha detto il portavoce locale dei consumatori, Stefano Zerbi -. Fanno leva sulle difficoltà economiche delle persone, millantando metodi sicuri per arricchirsi con le cripto valute. Altri puntano su raccolte fondi fittizie per deviare le donazioni dagli ospedali ai propri conti, come accaduto con Spallanzani e San Camillo». Quello demistificatorio non è il solo obiettivo verso cui orientare il prodotto. E Deephound annuncia che in futuro lavorerà anche per contrastare reati informatici come cyberbullismo, stalking e revenge porn.
Mirko Giustini

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