11 Maggio 2017

Faida tra rom, tre sorelle bruciate vive

Faida tra rom, tre sorelle bruciate vive
la tragedia molotov per
vendetta contro un camper dove dormono in 13 la famiglia aveva già avuto
minacce da un gruppo di albanesi a centocelle

L’ uomo è solo. In giro non c’ è nessuno alle 3 della notte e nel parcheggio del centro commerciale «Primavera» a Cento celle ci sono unpaio di macchine e un camper dove da oltre un mese dorme un’ intera famiglia rom. L’ uomo è sicuro di non essere visto al punto da non essersi nemmeno coperto il volto. Non sa che la telecamera di video sorveglianza sopra alla sua testa lo sta riprendendo, e non si accorge di un residente che lo osserva e che, poche ore dopo, racconterà tutto ai poliziotti. Ignaro, accende la molotov e la lancia contro il mezzo con le tendine abbassate. È un attimo e via Mario Ugo Guattari si illumina a giorno. «Sono stata svegliata di soprassalto da due botti e un fragore. Mi sembrava come il crepitio del fuoco – racconta Veronica Il mio palazzo però affaccia da tutt’ altra parte, quindi non vedendo nulla mi sono rimessa a dormire». Troppo lontana la casa della giovane testimone per sentire le urla disumane di papà Romano Halilovic, di sua moglie e dei loro undici figli. Tutti all’ interno del camper, pressati come carne da macello, sono stati sorpresi dalle fiamme e hanno lottato e scalpitato per uscire in strada. Dieci dilo ro ce l’ hanno fatta, grazie anche all’ intervento dei vigili del fuoco che li hanno liberati da quell’ inferno. Ma per Elisabeth, Francesca e Angelica, sorelle di 20, 8 e 5 anni, non c’ è stato nemmeno il tempo di correre via. La più grande era accasciata sul volante, dove si era rannicchiata per la notte, le più piccole dietro incapaci anche di muoversi. Quando finalmen te vengono liberate dalle lamiere non hanno più espressione, non il colore dei capelli, non i pigiami. Di loro non c’ è più nulla, se non il nero di una morte atroce che fa a pugni con un triciclo rosa scampato alle fiamme. Il papà è andato subito in questura con gli agenti della Squadra Mobile impegnati nelle indagini, la moglie e gli altri figli sono tuttora ricoverati in ospedale: salvi ma in stato di choc. La Procura, che indaga per incendio doloso e omicidio volontario, scava insieme ai poliziotti nella vita del capo famiglia. Il cognome è lo stesso dei clan in lotta per il potere, gente nota alla giustizia e con discussioni ancora aperte con altri esponenti della popolazione rom. In passato, ma queste sono solo indiscrezioni sulle quali non si ha ancora piena certezza, la famiglia Halilovic aveva subito minacce da un gruppo di albanesi. Forse gli stessi responsabili del rogo che solo una settimana fa in via Romolo Balzani, nemmeno 500 metri dal luogo della tragedia, aveva ridotto in cenere un altro camper di proprietà pare della stessa famiglia. Quella notte, però, all’ interno del mezzo bruciato non c’ era nessuno. Le indagini, che in un primo momento erano sembrate in discesa, si fanno però più complicate: trovata la bottiglia con all’ interno il liquido infiammabile e un accendino buttato dopo l’ attentato, è risultato inutile il video sequestrato dagli investigatori: il buio e la scarsa illuminazione nel piazzale rendono di fatto irriconoscibile l’ assassino, lasciandolo al momento impunito. Secondo il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto procuratore Antonino Di Maio si tratta di un omicidio volontario causato da un rogo doloso. Si indaga sul passato delle vittime, tra numerosi precedenti narrati dalla fedina penale del padre delle vittime e su un omicidio che in qualche modo vedrebbe coinvolta la famiglia. Loro stessi, ascoltati dagli uomini di Luigi Silipo, avrebbero riferito di essere stati minacciati. Al momento però sarebbe stato escluso il movente razziale. Piuttosto, quella sfociata nel peggiore dei modi, sembrerebbe una guerra criminale. Non è ancora chiaro se lo scontro sia tra gli Halilovic e gruppi di albanesi, come detto, ose con altre famiglie rom, forse quelle che vivono nel campo di via Salviati, da cui la famiglia si era allontanata e dove, pochi mesi fa, due rom avevano ruba to la borsa a Zhang Yao, la studentessa cinese morta dopo essere stata travolta da un treno incorsa mentre cercava di inseguire i rapinatori. Lotte assurde, pagate a caro prezzo da tre innocenti che un residente del quartiere ha voluto salutare lasciando vicino alla carcassa del camper tre rose rosse e un biglietto: «Mi unisco al dolore della famiglia». Sul posto anche il sindaco Virginia Raggi. Il camper nel quale viveva la numerosissima famiglia e trasformatosi in una tomba era autorizzato alla circolazione, come ha riferito Mario De Sclavis, dirigente del V Gruppo della Polizia locale di Roma Capitale, ma il presidente del Codacons Carlo Renzi ribadisce: «Le norme vigenti vietano di ubicare instrada autoveicoli come roulotte e camper utilizzati a scopo abitativo, e riconoscono come lecita solo la finalità turistica».
silvia mancinelli
 

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