22 Marzo 2018

FACEBOOK: SU SCANDALO DATAGATE PIOVE ESPOSTO DEL CODACONS A 104 PROCURE DELLA REPUBBLICA DI TUTTA ITALIA

    ASSOCIAZIONE CHIEDE OGGI A MAGISTRATURA DI APRIRE INDAGINI PER “TRATTAMENTO ILLECITO DEI DATI PERSONALI” E “OMISSIONI SULLE MISURE DI SICUREZZA”

    SE VIOLATO CODICE DELLA PRIVACY, ZUCKERBERG O EVENTUALI RESPONSABILI RISCHIANO CONDANNA FINO A 5 ANNI DI RECLUSIONE IN BASE ALLE NORME ITALIANE

    Sullo scandalo “Datagate” e il possibile coinvolgimento degli utenti italiani piove oggi un esposto del Codacons a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia e al Garante della Privacy.
    “Di fronte all’aggravarsi dello scandalo sull’utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali, abbiamo deciso di coinvolgere la magistratura affinché accerti eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da società terze legate al social network – spiega il presidente Carlo Rienzi – Se infatti emergerà che profili e dati personali dei cittadini italiani iscritti a Facebook sono stati usati in spregio delle norme e per profilazioni politiche e campagne elettorali, si determinerebbe una palese violazione del Codice della Privacy, concretizzando reati per cui è prevista la reclusione”.
    Nello specifico con l’esposto odierno il Codacons – unica associazione in Italia che ha già affilato le armi per una possibile class action contro il social network – chiede a 104 Procure di tutta Italia e al Garante di aprire indagini alla luce delle possibili fattispecie previste dall’Art. 167. Del Codice della Privacy (Trattamento illecito di dati) e dall’art. 169. (Misure di sicurezza).
    In base a tali articoli “chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni”.
    Per quanto riguarda le misure di sicurezza il Codice stabilisce che “Chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure minime previste dall’articolo 33 è punito con l’arresto sino a due anni”.
    In base alle norme italiane, quindi, Mark Zuckerberg o i dirigenti di Facebook o di altre società connesse responsabili di illeciti sull’uso dei dati personali, rischierebbero fino a 5 anni di reclusione – conclude il Codacons.

    Previous Next
    Close
    Test Caption
    Test Description goes like this
    WordPress Lightbox