Facebook nel vortice
-
fonte:
- Giornale d`Italia
gli inserzionisti inglesi minacciano di abbandonare il social e google
Gli inserzionisti inglesi minacciano di abbandonare il social e Google Facebook nel vortice Esposti anche in Italia per verificare l’ utilizzo dei dati sensibili, mentre FdI replica a “Repubblica”: non ci siamo avvalsi di Cambridge Analytica Il caso Facebook ha innescato un vortice ed è difficile intravederne la fine. A poco o nulla sono servite anche le parole del fondatore Mark Zuckemberg che, uscito allo scoperto dopo giorni di silenzio, ha detto: “Sono responsabile di quello che è successo. Abbiamo fatto degli errori, c’ è ancora molto da fare. Abbiamo la responsabilità di proteggere le vostre informazioni. Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio”. E a quanto pare fin troppo sulla parola hanno deciso di prenderlo gli inserzionisti britannici, che minacciano di abbandonare Facebook come riferito dalla Bbc. David Kershaw, boss del colosso Saatchi, in particolare, ha poi aggiunto che la minaccia di passare su altre piattaforme “non è un bluff. Io penso che i clienti siano arrivati a un punto nel quale il troppo è troppo, e hanno ragione. Dal punto di vista dei consumatori, i social network restano un servizio straordinario in cambio del quale tu condividi i tuoi dati. Ma credo sia un accordo che la maggior parte dei consumatori accetta solo finché quei dati non vengono fatti oggetto di abuso, come accade ora”. Fra i grandi inserzionisti, ha aggiunto la Bbc, il boicottaggio di Facebook (così come di Google) è già stato minacciato dalla multinazionale Unilever, per bocca del responsabile marketing Keith Weed: “Non possiamo avere un ambiente nel quale i nostri clienti non si fidano di quello che trovano online”. E mentre negli Stati Uniti scatta la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica (avanzata presso la corte distrettuale di San Jose’, in California) qualcosa potrebbe muoversi anche in Italia. Il Codacons ha infatti presentato un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia e al Garante della Privacy. “Di fronte all’ aggravarsi dello scandalo sull’ utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali, abbiamo deciso di coinvolgere la magistratura affinché accerti eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da società terze legate al social network- spiega il presidente Carlo Rienzi- Se infatti emergerà che profili e dati personali dei cittadini italiani iscritti a Facebook sono stati usati in spregio delle norme e per profilazioni politiche e campagne elettorali, si determinerebbe una palese violazione del Codice della Privacy, concretizzando reati per cui e’ prevista la reclusione”. L’ ufficio stampa di Fratelli d’ Italia, invece, replica ad un articolo apparso ieri su Repubblica e definito “senza alcun fondamento per sostenere che Fratelli d’ Italia si è avvalso della società Cambridge Analytica. Per i giornalisti che hanno firmato questa sedicente inchiesta risulta alquanto sospetto che Fratelli d’ Italia sia riuscito ad ottenere, nelle elezioni politiche del 2013 e a soli 40 giorni dalla sua fondazione, il consenso necessario per essere rappresentato in Parlamento e a diventare 5 anni dopo la quinta forza politica in Italia. Vogliamo rassicurare il quotidiano “La Repubblica”: il consenso di Fratelli d’ Italia deriva esclusivamente dal coraggio e dalla determinazione di un movimento politico che difende con coerenza le sue idee e si occupa di difendere i diritti e i bisogni del popolo italiano, non da oscure strategie di marketing che violano la privacy delle persone”. Il caso Facebook ha innescato un vortice ed è difficile intravederne la fine. A poco o nulla sono servite anche le parole del fondatore Mark Zuckemberg che, uscito allo scoperto dopo giorni di silenzio, ha detto: “Sono responsabile di quello che è successo. Abbiamo fatto degli errori, c’ è ancora molto da fare. Abbiamo la responsabilità di proteggere le vostre informazioni. Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio”. E a quanto pare fin troppo sulla parola hanno deciso di prenderlo gli inserzionisti britannici, che minacciano di abbandonare Facebook come riferito dalla Bbc. David Kershaw, boss del colosso Saatchi, in particolare, ha poi aggiunto che la minaccia di passare su altre piattaforme “non è un bluff. Io penso che i clienti siano arrivati a un punto nel quale il troppo è troppo, e hanno ragione. Dal punto di vista dei consumatori, i social network restano un servizio straordinario in cambio del quale tu condividi i tuoi dati. Ma credo sia un accordo che la maggior parte dei consumatori accetta solo finché quei dati non vengono fatti oggetto di abuso, come accade ora”. Fra i grandi inserzionisti, ha aggiunto la Bbc, il boicottaggio di Facebook (così come di Google) è già stato minacciato dalla multinazionale Unilever, per bocca del responsabile marketing Keith Weed: “Non possiamo avere un ambiente nel quale i nostri clienti non si fidano di quello che trovano online”.E mentre negli Stati Uniti scatta la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica (avanzata presso la corte distrettuale di San Jose’, in California) qualcosa potrebbe muoversi anche in Italia. Il Codacons ha infatti presentato un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia e al Garante della Privacy. “Di fronte all’ aggravarsi dello scandalo sull’ utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali, abbiamo deciso di coinvolgere la magistratura affinché accerti eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da società terze legate al social network- spiega il presidente Carlo Rienzi- Se infatti emergerà che profili e dati personali dei cittadini italiani iscritti a Facebook sono stati usati in spregio delle norme e per profilazioni politiche e campagne elettorali, si determinerebbe una palese violazione del Codice della Privacy, concretizzando reati per cui e’ prevista la reclusione”. L’ ufficio stampa di Fratelli d’ Italia, invece, replica ad un articolo apparso ieri su Repubblica e definito “senza alcun fondamento per sostenere che Fratelli d’ Italia si è avvalso della società Cambridge Analytica. Per i giornalisti che hanno firmato questa sedicente inchiesta risulta alquanto sospetto che Fratelli d’ Italia sia riuscito ad ottenere, nelle elezioni politiche del 2013 e a soli 40 giorni dalla sua fondazione, il consenso necessario per essere rappresentato in Parlamento e a diventare 5 anni dopo la quinta forza politica in Italia. Vogliamo rassicurare il quotidiano “La Repubblica”: il consenso di Fratelli d’ Italia deriva esclusivamente dal coraggio e dalla determinazione di un movimento politico che difende con coerenza le sue idee e si occupa di difendere i diritti e i bisogni del popolo italiano, non da oscure strategie di marketing che violano la privacy delle persone”.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- PRIVACY
-
Tags: Facebook
