Facebook e le minacce di violenza a Bebe Vio «Denuncio, che tristezza»
venezia Un gruppo su Facebook per incitare alla violenza sessuale su Bebe Vio, la campionessa paralimpica di Mogliano. È l’«idea» vomitata sui social da uno dei soliti leoni da tastiera, che forse credeva di divertire i suoi amici invitandoli a mettere «mi piace» sulla pagina nella quale pubblicava le foto della schermitrice sotto all’ invito ad abusare di lei approfittando proprio della sua disabilità. Inaugurato l’ 11 dicembre, di recente il gruppo è stato chiuso anche se su internet è ancora possibile trovarne traccia. Ed è proprio partendo dal web che la polizia postale potrebbe risalire all’ autore. Un’ inchiesta probabilmente sarà aperta già nelle prossime ore, visto che ieri il Codacons ha presentato un esposto alle procure di Venezia e Roma, oltre che al garante della privacy. E nel mirino è finito proprio il colosso creato da Mark Zuckerberg. Per settimane, infatti, diversi utenti avevano segnalato la pagina come «inappropriata» ma gli amministratori del sito avevano sempre risposto allo stesso modo: secondo loro rispettava perfettamente «gli standard» previsti dalla policy del social network. Nessun motivo per censurare quell’ invito alla violenza, quindi. Con il risultato che il gruppo è rimasto visibile a tutti per oltre tre mesi. Nella denuncia, l’ associazione consumatori sottolinea come la pagina Facebook «inneggiando pratiche violente e sessuali nei riguardi di una disabile facendo leva sul suo stesso handicap, non rispetta affatto gli standard del sito dal momento che attraverso di essa vengono inevitabilmente veicolati i seguenti messaggi: incitamento all’ odio, al razzismo, alla discriminazione per una disabilità, alla violenza». Il procuratore di Venezia, Adelchi d’ Ippolito, assicura: «Valuterò con attenzione l’ esposto e, se ci sono gli estremi per ipotizzare dei reati, procederemo alle verifiche con assoluto rigore e tempestività». Erano venticinque gli iscritti al gruppo. Tra loro, un’ insegnante di religione di Rovigo e una volontaria dell’ Emilia Romagna. Alcuni, contattati dal Corriere del Veneto , si sono giustificati spiegando di aver frainteso la finalità del gruppo. «Cercavo di contattare la campionessa per chiederle di partecipare a un’ iniziativa di beneficienza – racconta Daniela, un’ operatrice della Croce Rossa – e mi sono imbattuta in quella pagina. Non ho fatto caso al titolo, ho visto soltanto le sue foto e ho creduto che l’ amministratore potesse farmi parlare con lei. Mi vergogno terribilmente, chiedo scusa a Bebe». Sembra davvero dispiaciuta. Ed è più o meno la stessa spiegazione fornita da altri, a conferma della leggerezza con la quale spesso si utilizzano i social network. Un’ unica persona sembra aver capito subito la gravità di quanto stava accadendo in Rete, e si è opposta con forza. Si chiama Elisa Pansini, ha 28 anni ed è una specializzanda di Roma. Su internet è ancora possibile rintracciare il messaggio che a fine dicembre aveva rivolto agli iscritti: «Ma che tipo di problemi avete? L’ unica disabilità da prendere in considerazione, qui, è il vostro deficit mentale». È stata lei a segnalare il gruppo agli amministratori del social network, e sempre lei ha invitato le amiche a fare altrettanto. Fino alla decisione di rivolgersi al Codacons. La campionessa di Mogliano, che perse gli arti in seguito a una meningite fulminante, ha saputo della pagina Facebook solo ieri. «Sono amareggiata – spiega – perché da anni lotto per gli altri e per le cause in cui credo e trovo sbagliato che mi trattino così. Ma sono anche delusa, perché mi fanno tristezza le persone che usano internet per insultare e denigrare». Poi la decisione di ribellarsi: «Ho già presentato una denuncia contro gli autori di questa pagina: bisogna dare una risposta decisa a questi comportamenti quando sono esageratamente violenti ed offensivi». Infine, una promessa: «Vado avanti per la mia strada, c’ è tanta gente che mi vuole bene». In serata ha ricevuto la solidarietà della presidente della Camera, Laura Boldrini, anche lei in passato vittima di insulti via internet: «Quelle a Bebe, sono minacce inaccettabili»
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