23 Marzo 2018

Facebook: dal Codacons esposto anche a Piacenza

inviati alle procure di 104 città, compresa la nostra: «si accertino eventuali reati commessi in relazione allo scandalo “datagate”»
Paco Misale PIACENZA Pioggia di esposti da parte di Codacons in relazione allo scandalo “Datagate” e sul possibile coinvolgimento di utenti italiani. Tra i 104 palazzi di giustizia a cui l’ associazione si è rivolta c’ è anche quello di Piacenza. «Di fronte all’ aggravarsi dello scandalo sull’ utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali, abbiamo deciso di coinvolgere la magistratura affinché accerti eventuali reati commessi sul territorio italiano da Facebook o da società terze legate al social network – spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi -. Se infatti emergerà che profili e dati personali dei cittadini italiani iscritti a Facebook sono stati usati in spregio delle norme e per profilazioni politiche e campagne elettorali, si determinerebbe una palese violazione del Codice della Privacy, concretizzando a quel punto reati per cui è prevista la reclusione». A Piacenza «Confermiamo di aver inviato un esposto anche alla Procura di Piacenza – fanno sapere dalla sede centrale del Codacons – Con l’ atto in questione chiediamo in buona sostanza alla magistratura locale di aprire un’ indagine e indagare sul territorio di competenza per verificare eventuali reati commessi dal social network, inerenti all’ utilizzo dei dati sensibili degli utenti a fini elettorali nel voto del 2012 e a quello recente dello scorso 4 marzo». Nell’ esposto, che è stato inviato anche al garante per la Privacy, il Codacons chiede di aprire indagini in tutt’ Italia alla luce delle possibili fattispecie previste dall’ articolo 167 del Codice della Privacy (Trattamento illecito di dati) e dall’ articolo 169 (Misure di sicurezza). In base a tali articoli «chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati perso nali in violazione di quanto disposto, è punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni», spiega sempre il Codacons. Per quanto riguarda le misure di sicurezza il Codice stabilisce che «chiunque, essendovi tenuto, omette di adottare le misure minime previste dall’ articolo 33 è punito con l’ arresto sino a due anni». In base alle norme italiane, quindi, Mark Zuckerberg o i dirigenti di Facebook o di altre società connesse responsabili di eventuali illeciti sull’ uso dei dati personali, rischierebbero fino a 5 anni di reclusione, conclude il Coda cons. Il caso Datagate L’ accusa è di avere rubato 50 milioni di profili da Facebook e di.

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