26 Marzo 2018

Facebook: aperto fascicolo su Datagate. Associazioni: poco chiaro utilizzo dati

 

Quel pasticciaccio brutto di Facebook-Cambrige Analytica continua a provocare ripercussioni ad ogni latitudine del globo terrestre e, mentre la società di Mark Zuckerberg precipita in Borsa e i suoi inserzionisti di punta se la danno a gambe, le associazioni di consumatori e utenti si danno un gran da fare per cercare di tutelare gli interessi degli iscritti alla piattaforma minacciando azioni di ogni tipo. In Italia, il Codacons si era già detto pronto ad avviare una class action qualora si fossero accertata le condotte illecite circa l’ uso dei dati sensibili degli utenti, la loro profilazione a fini politici e l’ avvio di campagne di comunicazione a carattere elettorale. La notizia dell’ apertura dell’ inchiesta da parte della Procura di Roma sullo scandalo “Datagate” rappresenta dunque un successo del Codacons contro il gigante del web. Lo afferma il presidente Carlo Rienzi, commentando l’ indagine aperta dalla magistratura sullo scandalo Facebook grazie all’ esposto depositato dallo stesso Codacons . “Pubblicheremo sul nostro sito il modulo di costituzione di parte offesa nell’ indagine aperta dalla Procura , allo scopo di avviare un’ azione di massa e tutelare la posizione di oltre 30 milioni di italiani iscritti al social network”, prosegue Rienzi. “Con tale modulo i cittadini potranno segnalare alla magistratura la propria posizione di soggetti offesi da eventuali reati che saranno accertati nel corso dell’ indagine, e avviare così l’ iter legale per la richiesta di risarcimento in caso di utilizzo illecito dei dati sensibili commesso da Facebook o da soggetti terzi legati al social network”. Intanto il Codacons rende noto il contenuto dell’ esposto inviato a 104 Procure di tutta Italia e al Garante della Privacy e grazie al quale sarà possibile ora verificare eventuali illeciti sul fronte della privacy degli utenti commessi sul territorio italiano: ” La violazione della privacy è un reato che può avere dei risvolti amministrativi e penali pesanti per chi crea un danno ad un’ altra persona utilizzando i suoi dati personali, i cosiddetti “dati sensibili”. Il diritto alla privacy altro non è che il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della propria vita privata”, si legge nell’ esposto. “Quando questa riservatezza non si rispetta perché ciò che riguarda le informazioni personali o la vita privata di un individuo viene divulgato o viene a conoscenza di una terza persona senza il suo consenso, si commette violazione della privacy”. Il Codacons ha dunque chiesto alle “Procura adite , ciascuna per proprio ambito di competenza territoriale, di utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare se anche sul territorio italiano possano essere stati commessi eventuali reati da Facebook o da società terze legate al social network”. Sulla vicenda di Cambridge Analytica si è mossa anche l’ Unione Nazionale Consumatori che ha deciso di presentare un esposto all’ Autorità Antitrust e al Garante Privacy chiedendo di accertare se la pratica commerciale adottata da Facebook di consentire a terzi, fornitori di servizi sulla piattaforma, di accedere ai dati degli utenti iscritti, sia scorretta ai sensi del Codice del Consumo e dell’ attuale Codice Privacy. ” L’ informativa sulla privacy rinvenibile sul social network sembra presentare uno scarso livello di trasparenza rispetto alle condizioni di accesso e di utilizzo dei dati e dei contenuti pubblicati sui profili personali degli utenti da parte di terzi”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. ” Non si comprende, infatti, se l’ utente gode del diritto di prestare o negare il consenso all’ accesso ai dati personali da parte di soggetti terzi diversi da Facebook, se i dati dell’ utente potranno essere utilizzati da sviluppatori di app per fini diversi da quelli inerenti all’ utilizzo delle app, quali sono le informazioni cui i terzi possono accedere senza il consenso espresso degli utenti, se esistano modalità per negare la possibilità a terzi di accedere alle informazioni presenti sui profili personali e, infine, quali sono gli strumenti posti in essere per evitare l’ accesso e l’ utilizzo illecito dei data analytics degli utenti da parte di soggetti terzi diversi dalla piattaforma”, conclude Dona.

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