18 Gennaio 2020

Ex Ilva, trattativa su 3mila esuberi

difficile trovare un’ intesa tra le parti entro fine mese prevista memoria di arcelor
Nonostante i ripetuti contatti tra le parti nel negoziato sul nuovo piano industriale dell’ ex Ilva, le posizioni tra ArcelorMittal e governo restano distanti sul tema degli esuberi: negli ultimi giorni al tavolo è emersa una differenza di circa 3mila dipendenti considerati dalla multinazionale indoeuropea in eccedenza anche con la produzione annua di acciaio portata a 8 milioni di tonnellate nel 2023. Resta poi il tema dei circa 1.900 lavoratori posti a carico dell’ amministrazione straordinaria che la multinazionale non intenderebbe riassorbire tra gli organici; il governo punta all’ utilizzo degli esodi incentivati per questa platea di lavoratori, eventualmente ricollocandone qualcuno anche nella newco che dovrà produrre il preridotto per alimentare i due forni elettrici. In questo quadro sembra assai difficile raggiungere un accordo vincolante entro fine mese, come previsto dall’ Head of agreement firmato lo scorso 20 dicembre in Tribunale a Milano tra l’ ad Lucia Morselli e i tre commissari Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, tanto che non si esclude che il negoziato possa andare avanti anche parallelamente allo svolgimento della prima udienza presso il Tribunale di Milano. L’ udienza è in calendario il 7 febbraio, sul ricorso presentato dai commissari contro l’ atto di retrocessione dal contratto di gestione e acquisto del polo siderurgico avanzato da ArcelorMittal. In previsione di questa data, lunedì i commissari straordinari depositeranno al tribunale di Milano la memoria al giudice Claudio Marangoni, un atto dovuto – spiegano i legali dei commissari – in attesa di raggiungere un accordo vincolante. A questa dovrebbe aggiungersi una memoria dei Pm milanesi, in replica alla memoria difensiva depositata lo scorso 16 dicembre dagli avvocati della multinazionale per chiedere al giudice di dichiarare «inammissibile e, comunque, rigettare il ricorso» cautelare dell’ Ilva in amministrazione straordinaria e di «dichiarare inammissibili gli atti di intervento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, del Codacons, della Regione Puglia e del Comune di Taranto». Per il 31 gennaio è attesa anche una memoria di replica di ArcelorMittal. Ma mentre si discute del piano industriale, il governo è intenzionato a presentare i progetti del cosiddetto “cantiere Taranto” per cercare di rispondere all’ accusa di immobilismo e di continui rinvii che arriva dal territorio (il Tavolo istituzionale permanente ha saltato le date del 18 dicembre e quella di ieri). Anche per questa ragione ieri pomeriggio il premier Giuseppe Conte ha coordinato a Palazzo Chigi un incontro su ex Ilva e Taranto, al quale erano presenti il ministro per lo Sviluppo Stefano Patuanelli, il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mario Turco e l’ ad di Invitalia, Domenico Arcuri. Possibile un’ accelerazione dei progetti, nella forma del decreto legge, in uno dei prossimi consigli dei ministri. Il provvedimento conterrà iniziative nuove ma contemporaneamente bisogna implementare il lavoro sul vecchio Contratto istituzionale di sviluppo del 2015, per il quale è stato speso meno di un terzo del miliardo di euro che era stato messo in campo. Ieri, nonostante fosse all’ ordine del giorno, il consiglio dei ministri non ha approvato lo Statuto che deve sbloccare la Fondazione Tecnopolo che dovrà operare a Taranto per favorire la ricerca sullo sviluppo sostenibile. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
carmine fotinagiorgio pogliotti

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