23 Aprile 2021

EX ILVA: IL TAR LAZIO DA PIÙ TEMPO AD ARCELORMITTAL PER LA COPERTURA DEI NASTRI MA ORDINA DI PROCEDERE CON LA MASSIMA CELERITÀ

     

    SE VI SARANNO MORTI PER LE DIFFUSIONI TOSSICHE SI DOVRANNO ACCERTARE I RESPONSABILI

    Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di ArcelorMittal e ha concesso alla società più tempo per la copertura dei nastri trasportatori, ordinando al contempo di realizzare tale obbligo con la massima celerità. Ne dà notizia il Codacons, intervenuto nel giudizio contro il ricorso di ArcelorMittal.
    Con una nuova ordinanza la Sezione Seconda Bis (Presidente Elena Stanizzi, Relatore Salvatore Gatto Costantino) ha accolto le istanze dell’acciaieria che, come noto, aveva impugnato il Decreto del Ministro dell’Ambiente prot. n. UDCM/212 del 29 settembre 2020, recante la “adozione delle determinazioni motivate di conclusione della Conferenza di Servizi del 25 settembre 2020 per l’attuazione della prescrizione n. 6: interventi di chiusura nastri trasportatori per lo stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale ArecelorMittal di Taranto”.
    Oggetto del ricorso le prescrizioni relative agli adempimenti da compiersi entro il 30 aprile 2021, ossia gli interventi di chiusura dei nastri trasportatori, per i quali l’azienda chiedeva una proroga.
    Il Tar ha accolto le richieste di ArcelorMittal ma, al tempo stesso, ha imposto che gli interventi di copertura dei nastri siano realizzati con la massima celerità, pena l’accertamento delle responsabilità in caso di ritardi e negligenze. Si legge nell’ordinanza del Tar:
    “la ritenuta possibilità di rispetto del termine del 30 aprile 2021 di cui al DM 212/2020 viene affermata dal decreto senza evidente supporto istruttorio – e senza che lo stesso sia stato meglio specificato nelle difese dell’Amministrazione in sede di giudizio – soltanto sulla base della “minore complessità” delle operazioni e dalla accelerazione degli stessi rispetto al cronoprogramma, elementi questi che però disattendono – immotivatamente – il ben diverso quadro operativo che è stato sancito nelle conferenze di servizio;

    a fronte di ciò, risulta in atti, dalla produzione del 19 aprile 2021 di parte ricorrente, l’esistenza di impedimenti nelle forniture e nella esecuzione dei lavori che inducono a ritenere che il rispetto del termine del 30 aprile 2021 sia attualmente irrealistico; […]
    ai fini cautelari, il mantenimento degli effetti del decreto, quanto al termine del 30 aprile 2021, non assicura l’effetto sostanziale di completamento della copertura dei nastri entro il medesimo lasso di tempo, nè quello di accelerarne l’esito rispetto alla tempistica del cronoprogramma della conferenza dei servizi, mentre deve ritenersi sussistente il grave rischio che, per le modalità e la tempistica della sua previsione, la prescrizione di cui si discute, alterando il programma operativo in corso, pregiudichi essa stessa l’accelerazione dei tempi già in atto rispetto al cronoprogramma, con il paradosso che il decreto impugnato finirebbe per il realizzare quel nocumento che voleva prevenire;
    in ogni caso, la concessione di una misura cautelare lascia impregiudicata la valutazione circa la effettiva esigibilità di tempi minori nella effettuazione dei lavori di copertura dei nastri che sarà possibile all’esito del giudizio, con le relative conseguenze in ordine all’accertamento delle eventuali responsabilità;
    nel bilanciamento degli interessi è dunque necessario disporre la sospensione degli effetti del decreto impugnato limitatamente alla prescrizione in esame (art. 2, comma 3), fermo restando l’obbligo per parte ricorrente di assicurare, nelle more, ogni sforzo per completare i lavori di copertura nel più breve tempo esigibile secondo diligenza e buona fede, comunque non oltre i termini e con le modalità fissate nella conferenza dei servizi del 16 dicembre 2020”.

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