EX ILVA, CODACONS: SENTENZA CHE AZZERA CONDANNE E’ NULLA PER INIQUITA’ E VIOLAZIONE DELLA COSTITUZIONE
ORA DENUNCIA PENALE CONTRO TUTTI I GIUDICI CHE HANNO SEGUITO PROCESSO
STATO DOVRA’ RISARCIRE GLI ABITANTI DI TARANTO CON 840 MILIONI DI EURO PER ILLEGITTIMI RITARDI DELLA GIUSTIZIA
La sentenza della Corte d’assise d’appello di Taranto (sez. distaccata di Lecce) che ha azzerato il processo “Ambiente svenduto” sul caso dell’ex Ilva, è nulla per iniquità e violazione della Costituzione. Lo afferma il Codacons.
La decisione della Corte contrasta in modo palese con gli artt. 3 e 24 della Costituzione che garantiscono i diritti dei cittadini dinanzi alla giustizia – spiega il Codacons – La sentenza di ieri è viziata inoltre da nullità perché i giudici di appello, dinanzi alle palesi incompatibilità evidenziate dalla difesa degli imputati, avrebbero potuto e dovuto esprimersi in tempi rapidi, senza trascinare per anni il procedimento arrivando ad una sentenza che apre ora la strada alla prescrizione dei gravi reati contestati, con enorme danno per i cittadini di Taranto e le parti civili. Senza contare che se i giudici di primo grado non potevano esprimersi sul processo “Ambiente svenduto” perché eccessivamente legati al territorio, lo stesso principio va applicato ai giudici di appello.
Ora l’associazione passa al contrattacco, denunciando penalmente i giudici responsabili dell’assurda vicenda e avviando una azione risarcitoria per irragionevole durata del processo.
Tutti i giudici che hanno seguito il processo, sia quelli di primo grado, sia quelli di appello, saranno denunciati in Procura affinché si accertino eventuali fattispecie penalmente rilevanti derivanti dalle loro incompatibilità e/o errori, mentre al Consiglio Superiore della Magistratura sarà chiesto di avviare i procedimenti disciplinari del caso – spiega il Codacons – A tutela dei cittadini di Taranto sarà invece avviata una azione risarcitoria contro lo Stato Italiano sulla base delle norme che riconoscono indennizzi monetari in caso di irragionevole durata dei processi. La somma che lo Stato sarà chiamato a risarcire ammonta a circa 840 milioni di euro, calcolata sulla base di 500 euro a residente per i 9 anni di ritardo del processo – conclude il Codacons.
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