7 Settembre 2020

EX ILVA: CLAMOROSE AMMISSIONI DEI PERITI DEGLI IMPUTATI AL PROCESSO “AMBIENTE SVENDUTO”

    IL CHIMICO SESANA AMMETTE EMISSIONE SOSTANZE CANCEROGENE NELL’ARIA, E IL PROF. NANO L’IMMISSIONE DI 15 KG DI POLVERI NOCIVE PER OGNI ABITANTE DI TARANTO!

    Clamorose ammissioni da parte dei periti degli imputati nel processo “Ambiente svenduto” in corso a Taranto i quali, incalzati dagli avvocati delle parti civili, hanno fornito preziosi dati circa il livello di inquinamento dell’aria prodotto dagli stabilimenti ex Ilva.
    Il primo a “cadere” è stato il Dott. Giulio Sesana (attualmente indagato in un processo su un presunto smaltimento illecito di rifiuti a Roma) il quale ha ammesso non solo di non aver mai scritto nulla sui temi diossina e Pcb, di cui si dichiara esperto, ma anche che gli stabilimenti Ilva hanno emesso nell’ambiente di Taranto 10 terribili sostanze velenose cancerogene di gruppo I, sostenendo solo che i veleni non sempre erano in misura superiore ai limiti di legge – spiega il Codacons, che attraverso gli avvocati Carlo Rienzi, Giuliano Leuzzi e Vincenzo Rienzi ha condotto il controesame – E’ stato poi il turno di Giuseppe Nano, ingegnere e perito della famiglia Riva, che dopo avere svicolato sulle domande imbarazzanti che chiedevano come mai ilva non ha adottato le Bat best pratiche di tutela sostenendo di “non essere esperto ” , ha fornito numeri impressionanti circa l’inquinamento prodotto dagli stabilimenti Ilva: solo nel 2010 l’acciaieria con in suoi camini ha diffuso nell’aria 2,97 milioni di kg di polveri nocive, pari a circa 15 kg di pm cancerogeno per ogni singolo abitante di Taranto, anziani e bambini compresi. Praticamente la stessa quantità di gelato o carne rossa consumata in media in un anno da un italiano.
    Numeri che aiutano a spiegare le ragioni per cui a Taranto si sono registrati tante morti innocenti e tanti casi di tumore o altre malattie respiratorie sviluppate dai residenti, e per i quali gli imputati dovranno ora rispondere dinanzi la Corte d’assise.
    Il Codacons assiste 48 vittime dell’ex Ilva in un processo che dura oramai da 7 anni e che registra già il decesso di tre parti civili, per i quali la Corte dovrà procedere per omicidio: dopo gli autogol degli stessi periti degli imputati il disastro colposo, reato per il quale si procede, sembra definitivamente accertato.

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