4 Settembre 2020

EX ILVA: CLAMOROSA SVOLTA NEL PROCESSO. CODACONS CHIEDE A CORTE D’ASSISE DI MODIFICARE CAPO DI IMPUTAZONE

     

    DOPO DECESSO DI ALCUNE PARTI CIVILI NEL PROCESSO, IMPUTATI DEVONO RISPONDERE DI OMICIDIO

    Con una istanza presentata alla Corte d’Assise e alla Procura della Repubblica di Taranto il Codacons ha chiesto oggi, in occasione della ripresa del processo “Ambiente svenduto”, di modificare i capi di accusa nei confronti degli imputati.
    Le lungaggini che stanno caratterizzando il processo, e gli ostacoli e i ritardi prodotti dalla difesa degli imputati e sanzionati dalla stessa Corte, hanno effetti diretti sui tanti cittadini di Taranto che da anni chiedono giustizia – spiega il Codacons – Alcune parti civili del processo sull’ex Ilva, come il sig. S.C e la sig.ra G.P.V. sono addirittura decedute senza veder riconosciute le proprie ragioni, e proprio per questo riteniamo che le accuse verso gli imputati siano in parte superate e, ad oggi, debbano essere aggiornate.
    Nello specifico il Codacons nella sua istanza chiede di modificare e/o integrare i capi di imputazione provvedendo alla contestazione del reato previsto e punito dall’art. 575 c.p. (omicidio doloso), nella forma del dolo eventuale, o quantomeno di quello previsto e punito dall’art. 586 c.p. (Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto) o dall’art. 589 c.p. (Omicidio colposo).
    Non solo: il Codacons ha inviato una istanza anche al Pg della Corte appello di Taranto in cui si chiede di accelerare le indagini per ostruzionismo al processo, e alla Corte dei Conti della Puglia affinché accerti il danno erariale determinato dalle udienze inutili dello scorso luglio.
    Intanto, nel corso dell’udienza odierna, nel controesame i legali delle vittime hanno indotto il principale consulente degli imputati, Dott Giulio Sesana (attualmente sotto processo a Roma nell’ambito di una indagine sullo smaltimento di rifiuti) ad ammettere non solo di non aver mai scritto nulla sui temi diossina e Pcb, di cui si dichiara esperto, ma anche che gli stabilimenti Ilva hanno emesso nell’area di Taranto 10 sostanze di cui molte cancerogene di gruppo I, pur non sempre in misura superiore ai limiti di legge.

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