22 Aprile 2021

EX ILVA: CITTADINI CHIEDONO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO DI ANNULLARE L’ORDINANZA DEL CONSIGLIO DI STATO

     

    E IL CODACONS CHIEDE AL CDS STESSO LA REVOCA DELL’ORDINANZA: NON ERA VERO CHE ARCELORMITTAL SPEGNENDO L’AREA CALDO POTEVA VEDERE DISTRUTTI GLI IMPIANTI

    Con un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo i cittadini di Taranto e le vittime dell’ex Ilva hanno chiesto ai giudici di annullare l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha sospeso lo spegnimento dell’area a caldo.
    Ne dà notizia il Codacons, che assiste legalmente le famiglie tarantine e che ha presentato una nuova istanza allo stesso Consiglio di Stato chiedendo la revoca dell’ordinanza che ha ribaltato la decisione del Tar di Lecce.
    In attesa della pronuncia della Corte Europea, abbiamo chiesto al Consiglio di Stato di revocare l’ordinanza sulla sospensione dell’area a caldo, perché basata su presupposti errati – spiega il Codacons – Nel suo ricorso contro la decisione del Tar Lecce ArcelorMittal ha infatti paventato che, in caso di mancata concessione della sospensiva, lo spegnimento dell’area a caldo avrebbe avuto un effetto catastrofico facendo rischiare la distruzione della fabbrica in maniera irreversibile. Questa è stata la ragione principale che ha indotto il Consiglio di Stato ad accogliere il ricorso.
    Ma si tratta di una tesi smentita dalla stessa ArcelorMittal quando, nel corso del procedimento dinanzi al Tribunale di Milano relativo al recesso dal contratto per l’affitto degli stabilimenti presentato dalla multinazionale dell’acciaio, la stessa ArcelorMittal dichiarò l’esatto contrario circa i rischi di danni agli impianti derivanti dallo spegnimento dell’area a caldo.
    Per tali motivi con una nuova istanza al Consiglio di Stato, il Codacons ha chiesto la revoca dell’ordinanza che ha dato ragione alle tesi dell’azienda.

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