26 Ottobre 2020

EX ILVA: ARCELORMITTAL NON VUOLE ANTICIPARE LA BONIFICA E RICORRE AL TAR CONTRO IL GOVERNO

     

    IL 28 OTTOBRE IL TAR DEL LAZIO DECIDERÀ SULLA RICHIESTA DI SOSPENSIVA. IL CODACONS INTERVIENE NEL GIUDIZIO E CHIEDE DI RIGETTARE RICORSO DELL’AZIENDA

    Contro il ricorso promosso da ArcelorMittal al Tar del Lazio, e che verrà discusso dalla II sez. bis il prossimo 28 ottobre, il Codacons si è formalmente costituito in giudizio chiedendo al Tribunale di rigettare le richieste dell’azienda.
    Come noto ArcelorMittal ha chiesto la sospensione del decreto con il quale il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, lo scorso 29 settembre ha disposto la proroga del termine ultimo per la copertura dei nastri trasportatori (prescrizione n.6 del Piano Ambientale del settembre 2017), ritenendo che la prescrizione debba ultimarsi non ad aprile 2021 (come stabilisce il provvedimento impugnato), bensì a luglio 2021.
    Un tentativo quello della società di contrastare o rallentare l’attività di bonifica prevista dalla legge e contro cui il Codacons, in rappresentanza dei cittadini di Taranto e delle vittime dell’Ilva (già due le parti civile decedute nel corso del processo “Ambiente svenduto”), ha presentato formale costituzione al Tar in cui si sostiene il Governo e si chiede di dichiarare infondato il ricorso dell’azienda.
    ArcelorMittal, tra i motivi di ricorso, sostiene che sarebbe stata lesa la sua partecipazione al procedimento; una tesi del tutto infondata – scrive il Codacons nell’atto di costituzione – dal momento che l’azienda ha avuto modo d’interloquire al procedimento senza compromissione delle garanzie partecipative. A differenza di quello che sostiene ArcelorMittal, l’istanza di proroga del termine a luglio 2021 veniva discussa e istruita già da aprile 2020 e quindi la società ha avuto ampia garanzia d’interloquire con l’amministrazione.
    In questo contesto, inoltre, appare anche difficile credere che un’anticipazione del termine di soli 3 mesi possa mettere in così grave difficoltà l’impresa che ha ottenuto una proroga di ben un anno per il completamento dei lavori: ArcelorMittal non riesce ad indicare alcun danno grave ed irreparabile, e nel suo ricorso non fa altro che ripetere eccezioni e deduzioni attinenti al fumus, arrivando addirittura a paventare un – inesistente – rischio occupazionale.

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