Ex azionisti delle popolari nasce una cabina di regia per trattare con il governo
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fonte:
- Il Mattino di Padova
il fronte delle 14 associazioni cerca di riunirsi in un fronte comune. restano fuori codacons, don torta e noi che credevamo nella bpvi
Renzo Mazzaro / VENEZIARisparmiatori truffati dalle banche unitevi, ma nelle trattative con il governo sparpagliatevi. Questa strategia suicida delle associazioni che si contendono la rappresentanza dei 210.000 soci umiliati e offesi, oltre che spolpati, da Veneto Banca e Popolare di Vicenza, pare sul punto di incrinarsi. È nata una cabina di regia, per la necessità elementare di dialogare con una voce unica con il Mef (ministero economia e finanze) che altrimenti dovrebbe fare i turni per ricevere 14 sigle diverse. Tante sono le associazioni che si riconoscono ora nel coordinamento, affidato all’ avvocato padovano Rodolfo Bettiol, referente unico. Vuoi vedere che torna il buon senso, benché trainato dal governo nazionale e non da quello regionale, che guida tutte le battaglie meno questa? È presto per gridare al miracolo. Fuori dalla cabina di regia restano il coordinamento don Torta, che a dispetto del nome è un’ associazione come le altre, il movimento consumatori Codacons e l’ associazione «Noi che credevamo nella Popolare di Vicenza». Con motivazioni diverse ma tutti con il rischio di compromettere l’ obiettivo finale. Chissà se passerebbero l’ esame alla scuola di guerra di von Clausewitz («Non esiste nessuna legge più nobile e più semplice del tenere concentrate le forze»).La cabina di regia dovrebbe far scendere i consumatori dalle montagne russe del fondo di ristoro, sulle quali sono sballottati da un anno e mezzo. Prima con il governo Gentiloni, che con la legge 205/17 commi 1106 e seguenti prevedeva il ristoro del 100% del danno accertato, purtroppo stanziando solo cento milioni e senza mai aver approvato (chissà perché) il decreto attuativo del sottosegretario Baretta. Poi con il governo Conte, che ha subito portato il fondo da 100 milioni a un miliardo e mezzo. L’ euforia è durata poco, il testo di legge (art. 38 della prossima finanziaria) che modificherà la 205/17, ha retrocesso il risarcimento dal 100% al 30% del danno subìto, senza precisare se si tratterà di acconto o saldo. All’ insurrezione delle associazioni, stavolta anche di quelle filogovernative (che erano le antigovernative del governo Gentiloni!) sono seguiti incontri con i sottosegretari Bitonci e Villarosa e modifiche in parte accolte, in parte ancora da discutere. Quelle accolte: 1) confermato che il 30% della cifra inizialmente erogata sarà un acconto, seguirà lo stanziamento di un ulteriore miliardo di euro (sempre attinto ai fondi dormienti delle banche) con successivo riparto, fino a coprire il 45% del danno accertato; 2) resta impregiudicato il diritto del risparmiatore di ricorrere legalmente per la quota eventualmente non coperta dal fondo di ristoro; 3) oltre ai singoli risparmiatori vengono inserite nel fondo anche le società. Modifiche ancora da accogliere: 1) titolo di merito per rientrare nel fondo di ristoro, oltre al lodo Acf (autorità finanziaria della Consob), dev’ essere l’ ammissione come parte civile in un processo penale; 2) il criterio di erogazione del risarcimento cronologico deve seguire l’ ordine di presentazione della domanda al fondo statale, non all’ arbitro delle controversie, com’ è adesso, con il rischio di paralizzare le operazioni. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
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