6 Luglio 2011

Ex assessore leghista condannata per la truffa del latte

Ex assessore leghista condannata per la truffa del latte
 

Giovanni Robusti, portavoce Cobas, è originario di Piadena, ed ancora risiede nel versante cremonese dell’ area Oglio-Po. Nel 1994 fu eletto senatore, in quota Lega, nel collegio uninominale di Suzzara. Dopo una breve parentesi nell’ Idv, nel maggio 2008 è diventato europarlamentare del Carroccio al posto di Umberto Bossi. Cristina Maestri, ragioniere commercialista, è stata assessore al bilancio del Comune di Viadana negli anni Novanta, con il sindaco leghista Sergio Parazzi (r.n.) TORINO Cobas del latte: la seconda sezione penale della Corte d’ appello di Torino ha condannato a 4 anni e mezzo l’ europarlamentare leghista Giovanni Robusti, leader storico della protesta, e ad un anno e sei mesi (con la condizionale) la commercialista viadanese Cristina Maestri. In primo grado Robusti era stato condannato dal Tribunale di Saluzzo (Cuneo) a 3 anni e sei mesi per il reato di truffa nei confronti di enti pubblici. Secondo i giudici di secondo grado, tuttavia, dietro quelle truffe ci sarebbe stata una vera e propria "regia": rispetto alla prima sentenza, a Robusti è stata pertanto addebitata in appello l’ associazione per delinquere. Gli episodi avvenuti entro il 2003 sono nel frattempo andati prescritti, e dunque l’ aumento di pena è stato attenuato dall’ eliminazione di buona parte dei capi di imputazione. Reato estinto anche per 38 degli altri 54 imputati (in gran parte allevatori "splafonatori"), che sono stati infatti assolti. Per la Maestri, ritenuta dai giudici soltanto una partecipante all’ associazione, e non una promotrice, è comunque un brutto colpo, visto che in primo grado era stata assolta. La vicenda è quella delle sei Cooperative Savoia (di cui la Maestri era segretaria e Robusti amministratore), costituite appositamente una dopo l’ altra per figurare fittiziamente quali acquirenti del latte prodotto in eccesso, rispetto alle quote prescritte dalle normative, da una parte degli allevatori piemontesi. Secondo quanto accertato dall’ inchiesta "Black milk" della Guardia di Finanza, il latte in realtà finiva direttamente ai caseifici: si eludeva così il meccanismo del prelievo forzato alla fonte da parte dell’ Agea, congegnato per far pagare le multe e scoraggiare la linea di comportamento sostenuta dai Cobas. Quelle prescritte sarebbero le truffe messe a segno dalle prime quattro cooperative. Il danno erariale provocato dalle Savoia è stato calcolato in 130 milioni di euro, senza contare le sanzioni che lo Stato dovrà pagare all’ Unione Europea per la produzione in eccesso di latte. La sentenza ha stabilito il diritto al risarcimento in sede civile per il Ministero delle Politiche agricole, l’ Agea, la Coldiretti ed altre associazioni di allevatori, nonché per il Codacons, costituitosi a nome dei consumatori. Avrebbe avuto diritto anche la Regione Piemonte; ma il governatore leghista Roberto Cota ha recentemente revocato la costituzione di parte civile. I difensori preannunciano comunque ricorso in Cassazione, nella convinzione che le attività degli allevatori venissero sempre svolte con totale trasparenza. «Oggi ci sono 70 procure che stanno indagando su chi ha aggirato il sistema delle quote – affermano i difensori di diversi Cobas – e speriamo che prima o poi paghi chi deve pagare davvero».

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