Eutelia: un centinaio di dipendenti della società hanno promosso un’ azione collettiva
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fonte:
- La Nazione
NELL’ INTRICATA MATASSA, che avvolge Eutelia e le vertenze, che coinvolgono direttamente o indirettamente il gruppo aretino, i nodi non si sciolgono mai, anzi tutto diventa più difficile e incerto: un centinaio di dipendenti della società hanno promosso un’ azione collettiva di tutela per chiedere il risarcimento dei danni subiti dalla vendita di Agile; i dubbi sulla possibilità di condurre in porto l’ iniziativa non mancano, ma gli avvocati si dicono fiduciosi sul risultato. E’ la prima class action, che vede la luce nel territorio aretino o almeno coinvolge una società, nata e cresciuta da queste parti; saranno gli avvocati Maria Rosaria Galella e Emiliano Varanini a presentare al giudice, contro gli amministratori coinvolti nella cessione del ramo d’ azienda information technology, una causa per responsabilità personale, danno esistenziale ed economico. L’ obiettivo dichiarato è quello di chiedere ai proprietari e in prima linea alla famiglia Landi, il risarcimento per le conseguenze subite. La class action è un’ azione giudiziaria collettiva a tutela dei diritti per colpe o inadempienze contrattuali da parte di aziende; uno dei primi esempi sbocciati nel panorama nazionale è stato promosso di recente di recente da Codacons, il sindacato dei consumatori, contro Unicredit e Intesa Sanpaolo. Secondo gli avvocati dei dipendenti ci sono tutte le premesse per una simile azione, ma non si nascondono le difficoltà, la legge infatti esclude una specifica iniziativa da parte dei dipendenti: «E’ vero che la legge è lacunosa e non contempla la possibilità che i lavoratori abbiano il diritto ad agire direttamente per difendere i loro diritti – afferma l’ avvocato Emiliano Varanini – ma c’ è una giurisprudenza, che ci apre questa strada e noi intendiamo percorrerla tutta, facendo leva sul danno esistenziale». Su quali basi intendano muoversi gli avvocati è presto detto: per i legali non si può cedere un ramo d’ azienda se questo non risulta economicamente autonomo, insomma deve poter sopravvivere dopo la cessione e questo, a quanto sembra non è stato il caso di Agile, passata nel grembo di Omega. E non basta: Agile è stata separata dalla società madre solo formalmente, in quanto la proprietà è rimasta invariata. Il terzo requisito richiesto in caso di vendita è la «identificabilità» dell’ azienda, che deve essere attiva ed esistente. «Dunque, i presuposti per promuovere una class action – afferma l’ avvocato Emilio Varanini – ci sono tutti, a cominciare dalla cessione del ramo information technology da Eutelia ad Agile che noi riteniamo illecita». LE TESI DEI LEGALI non lasciano spazi a dubbi o tentennamenti, considerano Agile una scatola, creata dalla società di via Calamandrei per disfarsi dei 1192 dipendenti e dei debiti accumulati. Una parte delle maestranze ha ricevuto da tempo le lettere di licenziamento, una parte ancora più consistente non riceve gli stipendi dalla scorsa estate. Gli sforzi messi in campo, negli ultimi mesi, dal nuovo presidente di Eutelia Leonardo Pizzichi per far veleggiare la società verso una gestione tranquilla e capace di recuperare buoni livelli di efficienza, si infrangono contro gli «spettri» del passato, che ritornano inesorabilmente a galla. Non è un caso che le quotazioni di Piazza Affari scendono sempre più giù e proprio in questi giorni hanno toccato il minimo storico a 0,24 centesimi. In un anno, la capitalizzazione della società si è ridotta del 29%. E questa inesorabile discesa ha fatto alzare le antenne anche alla Consob, che ha richiesto ulteriori chiarimenti sui conti.
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