Eurorincari d`autunno, i prezzi salgono e i consumatori protestano
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Eurorincari d`autunno, i prezzi salgono e i consumatori protestano
Nostalgia per la cara, vecchia liretta. Cresce il rimpianto per la moneta che non c`è più. Malinconia, tristezza. Già, ma non tanto per il volto di Gian Lorenzo Bernini stampato sui pezzi da cinquantamila lire e divenuto nel tempo familiare, quanto, invece, per l`aumento selvaggio dei prezzi registrato proprio in concomitanza con l`avvento della nuova divisa europea, l`euro. Chi la spesa la fa tutti i giorni parla di rincari esagerati. Ci sono famiglie a cui un tempo erano largamente sufficienti (persino abbondanti) 250mila lire alla settimana per sostentarsi, mentre, adesso, a stento si riesce a tirare avanti con 250 euro (poco meno di mezzo milione di lire) e cioè: il doppio. Un`impennata dei prezzi che deve essere frenata. Almeno così la pensano i dirigenti dell`Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che hanno proclamato per il prossimo 12 settembre, la seconda giornata di sciopero degli acquisti. Tutti in trincea per fermare gli aumenti dovuti anche agli arrotondamenti. Chiariamo: al di là delle assicurazioni a cavallo del change over questo discorso era largamente prevedibile. Sì, insomma, si spende di più anche perché non siamo più abituati al valore degli spiccioli. E se n`è accorto anche il ministro Tremonti che sta conducendo un`autentica crociata europea per la conversione banconote delle monete più importanti in banconote. Il fatto è che dà fastidio tenere in tasca le monete. E così capita spesso di non badarci, ed accorgersi, magari solo dopo qualche ora d`avere lasciato al fattorino una mancia involontaria del valore di cinque o seimila lire. Comunque vada, per tutti il problema sta nel cambio: «Le mille lire sono diventate, ormai per tutti, un euro» dice la gente. Bastano quattro chiacchiere con massaie e pensionati alle prese con il carrello della spesa per registrare rabbia e preoccupazione. Cosenza che riparte lentamente dopo il break estivo è l`immagine di lunghe file alle casse di negozi e supermercati, coi carrelli pieni per riempire la dispensa. Scene già viste anche se non è proprio come gli altri anni. Tutti si accorgono degli aumenti e tutti puntano il dito contro i commercianti. Sì, insomma, per i consumatori, gli esercenti avrebbero approfittato del cambio di moneta per far lievitare i prezzi. E dei dati Istat non si fidano per nulla. «L`Istituto di statistica nazionale continua a sostenere che è tutto a posto, ma non è per niente vero. Rimpiango la vecchia lira, con il passaggio all`euro gli aumentati sono stati consistenti, dai generi alimentari al vestiario» spiega Luigi, un pensionato che da quando è a riposo, si occupa personalmente della spesa per tutta la famiglia: moglie e due figli. Nessuno gli toglie dalla testa che su tutto questo ci sia lo zampino dei commercianti: «Se ne sono approfittati un pò troppo, i prezzi sono, in alcuni casi, raddoppiati». Sulla stessa linea Franca, giovane mamma, che non si ritrova più coi conti: «Ho speso 110 euro e ho preso giusto l`essenziale. Se fino all`anno scorso mi bastavano 700 mila lire al mese per la spesa di alimentari, adesso mediamente occorrono 550 euro, circa il doppio. Fino a qualche tempo fa al supermercato si trovavano le offerte da mille lire: una serie di prodotti che in promozione venivano venduti a questa cifra. Ora le offerte ci sono ancora, ma ad un euro e non è proprio la stessa cosa». Una pensione sempre uguale e una spesa sempre più sostenuta è il problema di nonna Rosa, una settantenne che vive da sola. «Prima mi arrangiavo, ero rilassata ora invece devo stare attenta. Ho sempre il timore di non farcela ad arrivare a fine mese».
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