Euro-aumenti, venerdì sciopero della spesa
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
Euro-aumenti, venerdì sciopero della spesa
Le associazioni dei consumatori: no agli acquisti per protestare contro gli arrotondamenti selvaggi
Niente spesa, niente caffè, niente pieno di benzina e niente cinema. Stop agli acquisti contro gli euro-rincari. Le associazioni dei consumatori – Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons – proclamano per venerdì lo sciopero della spesa: per un giorno niente acquisti di qualsiasi tipo per protestare contro il caro-euro, gli arrotondamenti selvaggi e gli aumenti dei prezzi dopo il «changeover» lira-euro. Rincari a raffica, che secondo le associazioni in difesa dei consumatori, hanno avuto un`incidenza sulla spesa delle famiglie pari a 626 euro, oltre un milione delle vecchie lire.
Euro, che salasso Non è una novità che il passaggio dalle vecchie lire all`euro abbia in molti casi fatto schizzare i prezzi verso l`alto. Qualche esempio? I trasporti: il pedaggio dell`autostrada è cresciuto mediamente del 38 per cento, il biglietto del treno del 15 per cento e i biglietti dei bus sono passati dalle vecchie 1.600 lire agli attuali 0,90, con un aumento di oltre l`8 per cento. Ma anche bere un caffè o riempire un carrello è decisamente più «pesante» per le tasche dei bergamaschi: per esempio, gli ortaggi sono aumentati del 16 per cento, la frutta dell`11 per cento e un litro di latte fresco dello 0,68 per cento. Una stangata. «Nonostante a giugno l`Istat abbia rilevato solo un incremento dei prezzi del 2,2 per cento, quindi aumenti minimi – sostengono le associazioni -, continuiamo a ricevere le lamentele dei consumatori sugli incrementi, anche sostanziosi, dei prezzi di tutti i beni e dato che le istituzioni non sono in grado di risolvere la situazione, o forse non lo vogliono, l`unica cosa da fare è scioperare».
Venerdì stop agli acquisti La parola d`ordine è rinunciare per un giorno al caffè al bar, al cinema e alla cena al ristorante. E ricordarsi di far la spesa con un giorno d`anticipo. «L`euro doveva essere un`opportunità, sta invece diventando una fregatura – rileva Umberto Dolci, presidente della Federconsumatori – , gli arrotondamenti sono diventati l`alibi per aumenti ingiustificati. Noi chiediamo ai consumatori di far sentire la loro voce contro questi rincari, rinunciando per un giorno a fare acquisti». Un appello che se sarà ascoltato dal 20 per cento degli italiani – è la stima delle associazioni dei consumatori – potrebbe provocare al commercio nazionale un danno di 30 milioni di euro. «Non è possibile – prosegue Dolci – che i pomodori da sugo subiscano un rialzo del 39,9 per cento e le patate del 25,4 per cento. Sulle etichette sono spariti i centesimi come se non avessero più un valore».
A Bergamo non sono previste manifestazioni: «Ci limiteremo a distribuire volantini – rileva Dolci -, non abbiamo in programma altre iniziative. Ma vogliamo comunque richiamare l`attenzione dei consumatori sul fenomeno». Nel mirino non ci sono solo i commercianti che avrebbero arrotondato al rialzo i prezzi, ma anche l`Istat. «L`inflazione è molto più alta di quella rilevata dall`Istat, ci risulta del 5, 6 per cento su un paniere di beni generalizzato», prosegue Dolci. E le associazioni dei consumatori hanno infatti presentato una diffida all`Istat perché l`istituto di statistica si presti a un confronto sulle modalità di rilevamento dei prezzi.
Anche per l`Adiconsum «l`inflazione reale è ben più alta del 2,2 per cento indicato dall`Istat, si aggira in realtà sul 7,8 per cento». Ma per il responsabile dell`associazione bergamasca Lino Baronchelli «la colpa dei rincari non deve essere attribuita all`euro, che è stato una grande conquista, ma a una politica sconsiderata». «L`euro – prosegue – non ha né colpa né pena, abbiamo già preso posizione sugli aumenti ingiustificati, ma in questo caso dipendono semmai dalla politica delle singole amministrazioni che aumentano tariffe e imposte».
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