7 Gennaio 2007

Euro, i prossimi cinque anni andranno meglio

Euro, i prossimi cinque anni andranno meglio
I rincari di beni e servizi pesano sul giudizio degli italiani ma la moneta unica ha salvato il Paese dalla bancarotta


BILANCIO Forse la partenza è stata un po` traballante e al suo quinto compleanno merita un voto poco sopra al discreto. Ma nei prossimi anni, sull`onda delle riforme attese da una maggior integrazione europea, promette di migliorare i suoi frutti. Per la moneta unica è insomma arrivato il tempo dei bilanci: ha portato più benefici o più svantaggi? Ha salvato la traballante economia italiana, assumendosi nel frattempo lo scomodo ruolo di capro espiatorio per tutti i guai congeniti del Belpaese? Oppure ha fatto da trampolino di lancio per rincari a due cifre di beni e servizi, a tutto danno dei consumatori? La risposta non è scontata, come dimostrano i sentimenti contradditori che i cittadini italiani le riservano. Ben il 48%, secondo una ricerca di Eurobarometro, ritiene che l`arrivo dell`euro abbia portato più che altro guai: innanzitutto un aumento generalizzato dei prezzi, ma anche una vita quotidiana più complicata, una minore crescita economica e una rilevante perdita di sovranità nazionale. Analisti ed esperti ripetono in continuazione il contrario, ma la diffidenza dei cittadini è cosa dura a morire, soprattutto a suon di ricerche macroeconomiche. Così solo il 41% degli italiani si dichiara soddisfatto dell`euro e non stupisce – come spiegano i sociologhi – che si tratti delle fasce più informate e cosmopolite della popolazione: la moneta unica piace perchè viaggiare è più facile ed economico, i prezzi sono più stabili, è agevole confrontarli e l`Europa ha una posizione più forte nel quadro mondiale. Nemmeno la metà degli italiani, dunque, avrà festeggiato lo storico sorpasso sul dollaro di una settimana fa, quando il valore delle banconote in euro in circolazione ha superato quello dei biglietti in dollari, diventando così la moneta più diffusa al mondo. Eppure il problema, che Bruxelles definisce di “percezione distorta“, non è solo affare nostro. Riguarda piuttosto tutti i cittadini europei se il commissario Ue agli Affari economici, Joaquim Almunia, si è sentito in dovere di richiamare i governi perchè difendano l`euro dai detrattori. Nel bilancio dei pro e contro – come dimostra un`analisi del sito lavoce.info curata da Tommaso Monacelli, professore di economia politica all`Università Bocconi – i vantaggi che l`euro ha portato in dote all`Italia surclassano gli aspetti negativi. Il primo beneficio è quello del basso costo del denaro: all`inizio del 1996 le imprese italiane pagavano tassi d`interesse sui prestiti superiori di circa il 4,5% a quelli dei più fortunati colleghi europei, mentre i tassi sui mutui erano circa il doppio di quelli richiesti in Germania. Oggi sono invece allineati al resto dell`Ue, in qualche caso addirittura inferiori. Anche così si spiega il boom del mattone degli ultimi anni. In secondo luogo, l`euro ha aiutato il Paese a proteggersi dalle turbolenze internazionali degli ultimi anni, come le impennate del prezzo del petrolio, l`allargarsi del deficit di bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti, fino all`attacco alle torri gemelle di New York. Un punto sottolineato anche da Carlo Azeglio Ciampi, da sempre fra i più convinti sostenitori dell`euro: “Dobbiamo solo essere grati alla moneta unica. Se non avessimo inseguito quella lucida follia – ha affermato l`ex capo dello Stato – oggi l`Italia, nella migliore delle ipotesi, sarebbe un cagnolino al guinzaglio dell`Europa. E nella peggiore, forse, sarebbe un Paese in bancarotta“. Ma la moneta unica ha fatto da scudo anche contro le turbolenze interne, come gli scandali finanziari Cirio e Parmalat, che in presenza della lira avrebbero comportato fuoriuscite di capitali dal Paese, innescando una crisi di credibilità del nostro sistema finanziario. Senza dimenticare l`effetto positivo dell`euro sul commercio internazionale tra i dodici stati aderenti ad Eurolandia (tredici dal primo gennaio, con l`entrata della Slovenia), che è cresciuto tra l`8% e il 16% in più rispetto a quello con stati non aderenti: l`euro ha così costituito un argine al deterioramento della nostra capacità competitiva davanti alla globalizzazione. Benefici tangibili, ma che spesso si dimenticano nel fare la spesa al supermercato, quando il consumatore si ritrova a spendere un euro come se equivalesse a mille delle vecchie lire, non alle 1.936,27 del cambio ufficiale. Ecco, dunque, la vera nota dolente della moneta unica, quella che la rende odiosa alla metà degli italiani. A poco serve ricordare che altri Paesi europei non hanno visto i nostri rincari e come siano mancati controlli in grado di frenare gli aggiustamenti al rialzo di commercianti ed esercenti. Dal 2002 ad oggi, secondo l`Istat, gli aumenti ci sono stati, eccome: i tabacchi sono cresciuti del 41,2%, i biglietti aerei del 35,1%, i servizi bancari del 34,2%, i carburanti del 28,2%, i ristoranti e le pizzerie del 19,9%, gli alberghi del 16,8%. Anche un`indagine del Codacons ha rilevato incrementi a due cifre sui prodotti di largo consumo: una pizza margherita del 48%, una confezione di uova del 46%, un chilo di farina del 40%, un paio di jeans del 39%, una lattina di birra del 31%. Sull`onda emotiva della crisi da quarta settimana si può capire l`avversità di molti per la moneta unica. A mente fredda, invece, riesce difficile dimenticare le responsabilità di chi doveva vigilare sui cambi ed ha preferito chiudere un occhio.

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