Euro, i consumatori smentiscono l?Istat
-
fonte:
- Il Tempo
I prodotti ortofrutticoli nell?arco di un anno sono aumentati del 20%
Secondo un sondaggio dell?Eurisko il 91% degli italiani è convinto che ci sono stati rincari
IL 91% degli italiani è convinto che l`introduzione dell`euro abbia comportato un aumento dei prezzi. Nonostante le rassicurazioni dell`Istat e di altre istituzioni, i risultati della ricerca confermano un`impressione diffusa, suffragata dall`esperienza quotidiana di chi va al super o al mercato rionale a fare gli acquisti.
A cominciare da quelli alimentari, tutti i prodotti sono percepiti dagli italiani come più salati e non solo per effetto della sensazione di spendere di più. L`indagine condotta dall`Eurisko a sei mesi dall`entrata in vigore della moneta unica non lascia dubbi all`interpretazione. La ricerca, effettuata nel periodo 6-10 giugno su un campione di 2mila casi rappresentativo della popolazione italiana dai 15 anni in poi, evidenzia anche come l`esperienza percepita di aumenti è di molto superiore (+62%) ai timori espressi e prefigurati in fase pre-lancio (maggio/ottobre 2001).
Mentre risultano decisamente migliorate, rispetto ad un anno fa, le percezioni generali degli italiani in rapporto all`euro: il 90% della popolazione si sente pronto a gestire la nuova moneta, non è preoccupato, nè si sente in difficoltà rispetto alla novità. A questo punto non c`è che da porsi una domanda: è possibile che pressoché tutti i consumatori italiani siano dei visionari, specie ora che dichiarano anche una certa padronanza nel maneggiare gli odiatissimi spiccioli? La Bce è irremovibile. Tutta una questione di percezione. Secondo le massime autorità monetarie d`Europa l`introduzione della moneta unica non ha avuto effetti di rilievo sull`inflazione in generale, mentre ha prodotto aumenti consistenti sui prezzi di alcuni servizi, tra cui ristoranti, parrucchieri, tintorie. E` questo che ha provocato le diffuse lamentele da parte dei consumatori, che hanno percepito rincari superiori a quelli reali. Il Bollettino mensile dell`istituto di Francoforte definisce preoccupante la situazione che si è venuta a creare, anche perchè a lungo andare potrebbe condurre «a ingiustificate pretese salariali e a decisioni di consumo sub-ottimali», con conseguenze negative per l`intera economia.
Possibile dunque che la Bce possa ignorare un atteggiamento diffuso che in qualche modo potrebbe mandare all`aria tutti i piani di stabilizzazione dell`inflazione a cui tanto tiene? Si sa che i consumatori considerano più rilevanti i prezzi delle merci che acquistano con più frequenza e quindi se rincarano le merci di tutti i giorni l`uomo della strada si allarma per il caro-vita. Ma sui numeri, con buona pace della Bce, non si discute. Prendiamo ad esempio il tasso di variazione sui prezzi del carburante, salito dal -6,1% del dicembre 1998 al 23% del marzo 2000. I prodotti ortofrutticoli sono aumentati di quasi il 20% tra gennaio 2001 e gennaio 2002.
La Bce è comunque ottimista e la cosa indispettisce anche un pò i consumatori. «A meno che non si verifichino altri shock sui prezzi – si legge nel Bollettino – le percezioni dei consumatori sull`attuale evoluzione dovrebbero diminuire nuovamente». Adusbef, Codacons e Federconsumatori ribattono: «Le istituzioni monetarie tornino coni piedi per terra prima di provocare dure reazioni, con argomentazioni campate in aria, dei consumatori europei». Il problema non della percezione dell`aumento dei prezzi legato all`introduzione dell`euro, è solo italiano. Il ministro delle Finanze tedesco dichiara all`Economist: «I consumatori stanno pagando effettivamente prezzi più elevati». Secondo l`INSEE, l`Istituto di statistica francese, a gennaio 2002 sono cambiati il 24,8% dei listini, mentre a gennaio 2001 era cambiato solo il 16,8%; nei servizi il cambio ha interessato addirittura il 43,3% contro il 14,4% del gennaio 2001.Quanto ha influito l`euro sull`aumento dei primi sei mesi 2002? Le valutazioni più attendibili parlano concordano su una variazione pari allo 0,5-0,6.
Ma forse la conseguenza più importante è quella messa in rilievo da una ricerca dell`Università Cattolica di Milano e che, di fatto, conferma l`indagine di Eurisko: «Un conseguenza centrale per i consumatori è stata la perdita di memoria sui prezzi passati, un inevitabile disorientamento psicologico nella fase di transizione verso nuove «ancore» di prezzo e un più lungo processo di adeguamento dei prezzi da parte delle imprese, iniziato prima di gennaio e che si esaurirà probabilmente entro l`estate». I primi mesi questi effetti sono stati attenuati dal doppio prezzo e dalla doppia circolazione. Da marzo in poi, il solo prezzo in euro ha facilitato la perdita della memoria e quindi l`aumento.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- EURO
-
Tags: Adusbef, euro, Federconsumatori, Inflazione, Istat, Prezzi
