10 Ottobre 2017

Euro: ecco come siamo finiti in ginocchio

Gentile signor Mainiero, mi riferisco alla lettera sui centesimi. Una cosa non viene mai ricordata: il criterio per stabilire le parità delle valute con l’ euro. Una condizione era che i rapporti fra le valute risultassero inalterati con le nuova unità. Ma rimaneva quello che noi chiamiamo “un grado di libertà”. Ossia si poteva stabilire un valore qualsiasi dell’ euro rispetto ad una qualunque valuta del sistema. Ciò fatto, il valore di tutte le altre sarebbe stato automaticamente determinato sulla base dei rapporti reciproci in essere prima di questa operazione. All’ epoca il marco valeva 900 lire. Allora, perché si è attribuito all’ euro un valore a capocchia che ha complicato la vita a tutti? Gianfranco Capponi Milano * * * Per la verità, caro Capponi, nella mia risposta alla lettera sono partito proprio dal tasso di conversione, che non è stato attribuito “a capocchia”. Prima dell’ euro c’ era l’ ecu e c’ erano i rapporti fra le diverse valute, che hanno costituito la base della conversione. Si poteva ottenere qualcosa di meglio, certo, ma non eravamo noi a dettar legge. Noi abbiamo subito, come spesso ci capita. La vera truffa, però, è nata dopo, quando si è stabilito, ufficiosamente, che 1 euro valeva 1.000 lire. Una follia determinata anche dall’ assenza del doppio cartellino e dalle manovre di troppi commercianti. E la conferma che l’ Italia non è fatta per l’ euro e il suo rigore. Il Codacons ha fornito un po’ di dati. Nei primi mesi del 2002, la brioche e l’ espresso al bar sono passati da 1.200 e 1.300 lire a 0,80 centesimi (corrispondente a 1.550 lire circa); il biglietto del cinema da 14mila lire a 7,50 (pari a 14.522 lire); un trancio di pizza rossa da 3 mila lire a 1,80 euro (quasi 3.500 lire); il taglio dei capelli dal parrucchiere da 26 mila lire a 15 euro (29 mila lire). E non finisce qui. Le associazioni dei consumatori hanno calcolato che da settembre 2001 a settembre 2011, su un paniere composto da 100 voci relative a beni e servizi di largo consumo, i rincari hanno raggiunto la media del 53,7 per cento. E l’ Italia è finita in ginocchio: l’ euro poteva anche andar bene, ma non l’ euro all’ italiana. \ mattias.mainiero@liberoquotidiano.it.

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