10 agosto 2018

Etruria, la Consob smentita “Sapeva della crisi dal 2014”

 

la commissione aveva sostenuto: noi informati da bankitalia nel 2016 una sentenza d’ appello ribalta quella versione
MILANO La Corte d’ Appello di Firenze straccia la versione di Consob sul crac Banca Etruria, e annulla le sanzioni che l’ autorità di mercato inflisse a cinque tra amministratori e sindaci del gruppo saltato a fine 2015. Il caso riguarda 444mila euro, frazione dei 2,8 milioni di multa deliberati dalla Commissione in una seduta del luglio 2017 per tre diversi sanzionati. Ma a uscire a pezzi dal tribunale fiorentino è l’ intero impianto censorio retto sul fatto che l’ authority era venuta a conoscenza in ritardo di tre documenti firmati Banca d’ Italia a suo dire centrali per provare lo stato di crisi dell’ ex popolare. La sentenza di ieri invece stabilisce che « quando Consob autorizzò la pubblicazione del prospetto informativo sull’ aumento di capitale (del giugno 2013 e da 100 milioni, ndr) era pienamente consapevole dello stato di difficoltà in cui versava Banca Etruria » , perché due dei tre resoconti erano stati trasmessi. E con altre carte « ben più pregnanti e significative, tali da dover costituire il presupposto per le verifiche di sua competenza», recita il dispositivo. Lo smacco è maggiore per il fatto che i dirigenti Consob a fine 2017 tennero il punto, in una sfida a colpi di fioretto con Banca d’ Italia su chi avesse più responsabilità per i controlli poco efficaci sulle banche cadute, nella cornice da stadio della Commissione bicamerale d’ inchiesta ( anche per via del fatto che ai vertici operativi dell’ Etruria c’ erano stati il fratello e il padre dell’ allora ministra Pd Maria Elena Boschi. Il direttore generale di Consob Angelo Apponi criticò le « informazioni incomplete » trasmesse da Bankitalia sui dossier; il vice dg Consob Giuseppe Dagostino, sentito a metà dicembre, dichiarò: « Solo a maggio 2016 Consob venne a conoscenza del fatto che Banca Etruria già in luglio 2012 aveva piena consapevolezza dei rilevanti e pervasivi profili di criticità evidenziati dalla Banca d’ Italia». Con questa ricostruzione temporale la Consob aveva potuto avviare l’ istruttoria nel 2016, e scoccare il provvedimento contro i banchieri aretini nel luglio 2017, entro i 180 giorni previsti dalla notitia criminis. La Corte di Firenze ritiene invece che per sanzionare fosse ormai troppo tardi: « Il quadro informativo divenne del tutto completo all’ inizio del 2014, quando la Commissione acquisì i documenti delle ispezioni compiute nei mesi precedenti. Di più Banca d’ Italia non poteva dire a Consob » . Per questo quando nel 2016 il presidente Giuseppe Vegas avviò l’ istruttoria, i termini previsti dalla legge «erano abbondantemente trascorsi » . L’ ex viceministro dell’ economia del governo Berlusconi ha guidato la Commissione fino a fine 2017. Le multe annullate ieri a Firenze sono quelle di Massimo Tezzon, ex presidente del collegio sindacale Etruria ( e per un decennio fino al 2008 direttore generale proprio della Consob), sanzionato per 84mila euro; degli ex sindaci Paolo Cerini, Gianfranco Neri, Carlo Polci, a cui erano stati richiesti 72mila euro ciascuno; dell’ ex consigliere Andrea Orlandi, sanzionato per 144mila euro. Il 9 luglio, in un simile ricorso chiuso con simile sentenza, la Corte d’ appello di Firenze aveva disposto l’ annullamento della sanzione da 30mila euro deliberata da Consob per l’ ex amministratore di Banca Etruria Alberto Bonaiti. L’ associazione di consumatori Codacons, a fronte di queste « inefficienze e ritardi » ha annunciato ieri una prossima «causa risarcitoria contro Bankitalia e Consob, alla quale potranno aderire tutti gli investitori che hanno perso i propri risparmi». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
andrea greco

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