9 Febbraio 2010

Eternit, le parti civili sono più di seimila “Processo a rischio”

La difesa degli imputati è sul piede di guerra «Il procedimento deve essere semplice e veloce»

TORINO – Nel processo-monstre sulle vittime dell’amianto targato Eternit, le richieste di costitu­zione di parte civile toccano or­mai quota seimila. Seimila ri­chieste che, nel caso in cui ve­nissero tutte accolte, rendereb­bero questo processo inevitabil­mente lento, complesso e artico­lato. Ecco perché, ieri mattina, uno degli avvocati difensori, il professore Astolfo Di Amato, ha proposto una questione di legit­timità costituzionale delle nor­me del codice che permettono la costituzione delle parti civili ma ostacolano – è questa la tesi della difesa – la velocità e la semplici­tà del processo: la questione, già respinta all’udienza prelimina­re, se venisse accolta non fareb­be solo saltare la causa, ma com­porterebbe una profonda modi­fica della procedura penale. Tra le possibili parti civili con­tro le quali si sono scagliati ieri mattina i difensori dei due im­putati, figurano anche l’Inps e l’Inail. Dell’Inps ha chiesto l’esclusione l’avvocato Cesare Zaccone, mentre l’Inail vorreb­be il rimborso dei 246 milioni erogati a 1.648 persone: ma se­condo le difese, l’istituto non può esercitare il suo “diritto di regresso” in questa sede. L’Isti­tuto nazionale della previdenza sociale lamenta i danni patiti per le pensioni erogate alle vitti­me dell’amianto, ma già nel cor­so dell’udienza preliminare da­vanti al gup Cristina Palmesino le difese dei due imputati si era­no opposti alla sua presenza nel processo in svolgimento a Tori­no. Il gup, tuttavia, aveva am­messo l’Inail. E l’avvocato Cesa­re Zaccone non aveva affatto gradito: «Riteniamo che l’istitu­to non abbia alcun diritto. La decisione del giudice – aveva commentato il legale – sarà an­che innovativa, ma a nostro av­viso è criticabile. Inoltre, è dal 1992 (anno in cui è entrata in vigore la legge sull’amianto) che si parla di questo problema e chissà perché ci si sveglia pro­prio oggi: forse il motivo è che questo processo fa un po’ più di rumore degli altri». Di natura opposta, naturalmente, era stato il parere del pm Raffaele Guari­niello, che sostiene oggi in aula l’accusa insieme con i due sosti­tuti Sara Panelli e Gianfranco Colace: «Questa importantissi­ma decisione segna una tappa storica e apre una fase nuova. È importante – aveva spiegato il pm – sul piano economico e sot­to il profilo degli indennizzi, ma anche in materia di prevenzio­ne: le imprese, sapendo che in caso di malattie professionali dei dipendenti debbono risarci­re Inps e Inail, preferiranno spendere i loro soldi per le mi­sure di sicurezza». Tra le parti civili di cui è stata chiesta l’esclusione, figurano anche l’associazione dei lavora­tori bolognesi esposti all’amian­to, l’associazione degli esposti all’amianto del Friuli Venezia Giulia, associazioni di protezio­ne degli animali, il Codacons, Legambiente, Verdi Ambiente e Società, Osservatorio nazionale amianto. Quanto alle circa 6 mi­la persone fisiche, il professore Astolfo Di Amato ha detto di non voler sollevare questioni di forma «per rispetto nei confron­ti dei colleghi avvocati di parte civile e per non intralciare il corso del dibattimento visto che in una vicenda così delicata e importante la logica deve essere quella del processo breve». Vi sono comunque questioni di ca­rattere sostanziale che hanno portato Cesare Zaccone a solle­citare l’esclusione di circa 500 soggetti che si sono già accordati per un risarcimento, nonché una trentina di ex lavoratori (o loro parenti) della filiale di Ru­biera (Reggio Emilia), insieme a Regione Emilia Romagna, Pro­vincia e Comune, e diverse cen­tinaia di soggetti che secondo l’avvocato non sono state alle dipendenze dell’Eternit durante il periodo di gestione del barone belga Louis De Cartier, imputato insieme allo svizzero Stephan Schmidheiny. L’udienza conti­nuerà lunedì prossimo. [email protected]

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