Eternit, le parti civili sono più di seimila “Processo a rischio”
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TORINO – Nel processo-monstre sulle vittime dell’amianto targato Eternit, le richieste di costituzione di parte civile toccano ormai quota seimila. Seimila richieste che, nel caso in cui venissero tutte accolte, renderebbero questo processo inevitabilmente lento, complesso e articolato. Ecco perché, ieri mattina, uno degli avvocati difensori, il professore Astolfo Di Amato, ha proposto una questione di legittimità costituzionale delle norme del codice che permettono la costituzione delle parti civili ma ostacolano – è questa la tesi della difesa – la velocità e la semplicità del processo: la questione, già respinta all’udienza preliminare, se venisse accolta non farebbe solo saltare la causa, ma comporterebbe una profonda modifica della procedura penale. Tra le possibili parti civili contro le quali si sono scagliati ieri mattina i difensori dei due imputati, figurano anche l’Inps e l’Inail. Dell’Inps ha chiesto l’esclusione l’avvocato Cesare Zaccone, mentre l’Inail vorrebbe il rimborso dei 246 milioni erogati a 1.648 persone: ma secondo le difese, l’istituto non può esercitare il suo “diritto di regresso” in questa sede. L’Istituto nazionale della previdenza sociale lamenta i danni patiti per le pensioni erogate alle vittime dell’amianto, ma già nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup Cristina Palmesino le difese dei due imputati si erano opposti alla sua presenza nel processo in svolgimento a Torino. Il gup, tuttavia, aveva ammesso l’Inail. E l’avvocato Cesare Zaccone non aveva affatto gradito: «Riteniamo che l’istituto non abbia alcun diritto. La decisione del giudice – aveva commentato il legale – sarà anche innovativa, ma a nostro avviso è criticabile. Inoltre, è dal 1992 (anno in cui è entrata in vigore la legge sull’amianto) che si parla di questo problema e chissà perché ci si sveglia proprio oggi: forse il motivo è che questo processo fa un po’ più di rumore degli altri». Di natura opposta, naturalmente, era stato il parere del pm Raffaele Guariniello, che sostiene oggi in aula l’accusa insieme con i due sostituti Sara Panelli e Gianfranco Colace: «Questa importantissima decisione segna una tappa storica e apre una fase nuova. È importante – aveva spiegato il pm – sul piano economico e sotto il profilo degli indennizzi, ma anche in materia di prevenzione: le imprese, sapendo che in caso di malattie professionali dei dipendenti debbono risarcire Inps e Inail, preferiranno spendere i loro soldi per le misure di sicurezza». Tra le parti civili di cui è stata chiesta l’esclusione, figurano anche l’associazione dei lavoratori bolognesi esposti all’amianto, l’associazione degli esposti all’amianto del Friuli Venezia Giulia, associazioni di protezione degli animali, il Codacons, Legambiente, Verdi Ambiente e Società, Osservatorio nazionale amianto. Quanto alle circa 6 mila persone fisiche, il professore Astolfo Di Amato ha detto di non voler sollevare questioni di forma «per rispetto nei confronti dei colleghi avvocati di parte civile e per non intralciare il corso del dibattimento visto che in una vicenda così delicata e importante la logica deve essere quella del processo breve». Vi sono comunque questioni di carattere sostanziale che hanno portato Cesare Zaccone a sollecitare l’esclusione di circa 500 soggetti che si sono già accordati per un risarcimento, nonché una trentina di ex lavoratori (o loro parenti) della filiale di Rubiera (Reggio Emilia), insieme a Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune, e diverse centinaia di soggetti che secondo l’avvocato non sono state alle dipendenze dell’Eternit durante il periodo di gestione del barone belga Louis De Cartier, imputato insieme allo svizzero Stephan Schmidheiny. L’udienza continuerà lunedì prossimo. [email protected]
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