Eternit, la fabbrica della morte: 6mila operai chiedono giustizia
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TORINO 02/03/2010 – Ha preso la parola qualche minuto dopo le nove e l’ ha tenuta per quasi tre ore, ininterrottamente. Senza neppure una pausa, il presidente Giuseppe Casalbore ha letto nella maxi aula 1 un’ ordinanza lunga decine di pagine. Un’ ordinanza con la quale il tribunale di Torino ha accolto quasi tutte le richieste di costituzione avanzate contro i signori dell’ amianto, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne. Del processo-monstre, quindi, faranno parte quasi 6.300 parti civili. Restano fuori la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’ Unione Europea, citate in giudizio come responsabili civili, più una decina di associazioni, tra le quali il Codacons, che per il giudice Casalbore non posseggono i requisiti necessari per far parte del processo. Il tribunale ha anche respinto le due questioni di legittimità costituzionale sollevate, rispettivamente, dai responsabili civili e dalle difese. Per quel che riguarda, in particolare, la questione di legittimità costituzionale sulla costituzione delle parti civili, il giudice ha rilevato che, benchè un numero molto elevato di parti civili costituite possa comportare un pericolo per la speditezza del processo, "questo aspetto può essere contrastato con gli strumenti dell’ udienza e non con una questione di legittimità costituzionale". Tornando invece alle richieste di esclusione di alcune parti civili presentate dalle difese, il giudice ne ha accolte in tutto una decina: restano fuori il Codacons, l’ Osservatorio nazionale amianto, l’ associazione "Monferrato oltre il mesotelioma" e il "Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e del territorio". Sono state invece respinte le richieste di esclusione avanzate nei confronti di Legambiente, Wwf, "Associazione famigliari vittime dell’ amianto", Inail, Inps, organizzazioni sindacali, Regione Emilia Romagna, Provincia di Reggio Emilia e Comune di Rubiera. Restano nel processo anche le persone che il 10 giugno del 1993, in occasione del primo processo Eternit agli allora vertici dello stabilimento di Casale Monferrato, sottoscrissero una transazione. Ma dal banco delle difese, nel frattempo, si leva una voce minacciosa: "Il capo d’ accusa è da rifare per la mancata traduzione di 240 documenti". Se questa istanza dovesse essere accolta, l’ intero procedimento dovrà ripartire dall’ udienza preliminare. I difensori dei due imputati hanno anche sostenuto che il capo d’ accusa è stato formulato in maniera "generica e imprecisa", soprattutto per quel che riguarda il barone belga Louis De Cartier. L’ avvocato Guido Carlo Alleva ha quindi parlato di "decreto viziato da una nullità radicale". "Se gli imputati dovranno tornare a difendersi – ha spiegato Alleva – chiediamo allora che possano farlo di fronte ad accuse chiare e precise". Alla prossima udienza, in programma l’ 8 marzo, verrà sollevata anche una questione relativa alla competenza territoriale. La maggior parte delle istanze della difesa, tuttavia, era già stata respinta in sede di udienza preliminare. [email protected].
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