Eternit, la battaglia contro le parti civili
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fonte:
- La Stampa
N o al maggior numero possibile di parti civili nel processo Eternit. Se potessero, i difensori di Louis de Cartier e di Stephan Schmidheiny tirerebbero un croce sopra alla chilometrica «amiant’ s list» di circa seimila parti civili singole e, ancor più, sulla cinquantina di enti e associazioni che, a loro parere, fatte poche eccezioni, non hanno titolo per chiedere risarcimenti. Il primo no, pronunciato ieri, alla terza udienza del procedimento che si svolge a Torino davanti al tribunale presieduto da Giuseppe Casalbore, è la ripresa della tesi (già bocciata dal gup Palmesino) dell’ illegittimità costituzionale di un procedimento così gigantesco: «Non solo per le seimila e oltre parti civili – ha puntualizzato l’ avvocato Astolfo Di Amato -, ma perché non sono riconducibili a un’ unica tipologia, pongono almeno una decina di questioni diverse». Un’ imponenza (circa 850 faldoni di documenti, di cui una cinquantina soltanto per la documentazione delle parti civili) che, secondo Di Amato, «contrasta con il principio di semplificazione del processo penale il cui scopo è quello di arrivare ad accertare celermente la sussistenza del reato, secondo l’ articolo 111 della Costituzione». Tesi respinta dall’ avvocato Davide Petrini, il quale fa osservare, intanto, che «la notevole dimensione del numero delle parti civili è frutto della imponente dimensione del disastro»; inoltre, «la ragionevole durata del processo richiamata dalla Costituzione – rileva – si persegue con un bilanciamento tra la maggior speditezza possibile e le esigenze delle parti inesorabilmente coinvolte». La sequenza dei no prosegue. No all’ Inps , perché, secondo il difensore Zaccone, «non ha titolo a costituirsi parte civile (e a chiedere 2 miliardi e mezzo di euro di risarcimento, ndr), in quanto non ha subito danno: i soldi sborsati per le pensioni in virtù della legge 257 del ‘ 92 sono stati stanziati dal ministero». Replica l’ avvocato Greco: «L’ Inps è l’ istituto attraverso cui lo Stato attua i principi di previdenza; quindi, è ovvio che lo Stato, fatta la legge, metta le risorse per attuarla». Una sorta di «contabilità interna tra Stato e Inps» l’ ha definita il pm. No all’ Inail (che chiede il risarcimento di indennità per 1648 casi pari a oltre 246 milioni documentati fino al centesimo), perché, a parere della difesa, «non può instaurare un’ azione di regresso nella sede penale: se vuole lo faccia in quella civile». No ai sindacati nelle diverse articolazioni gerarchiche – nazionale, regionale, provinciale, territoriale -: la difesa ritiene che, proprio ad ammetterli, il livello più alto assorbe quelli inferiori. No ai Comuni del circondario casalese, perché «non chiedono un risarcimento per danno proprio, ma a tutela dei loro cittadini che, se hanno avuto un danno, si saranno già costituiti personalmente». «No – replica l’ avvocato Esther Gatti -: il Comune è l’ ente che rappresenta la comunità, qui è stato leso il diritto dell’ ente nella propria competenza istituzionale». No alle associazioni che, a vario titolo, tutelano ambiente e consumatori, tra cui Codacons, Medicina democratica, Wwf, Legambiente e altre. «Alcune – ha detto Zaccone – addirittura sono nate quando l’ azione che ha dato origine al reato di questo processo era già cessata». Il difensore individua l’ «azione» quando sono state prese (o non prese) le decisioni attinenti le norme di sicurezza lavorativa e ambientale e ha già anticipato la futura «vigorosa» contestazione al carattere «permanente» del disastro doloso. Ma il pool dei pm ribatte: «L’ azione omissiva permane (nulla si è fatto per rimuovere il rischio di diffusione della fibra, anche dopo la chiusura dell’ Eternit, ndr) , quindi il disastro è ancora in corso». Niente da dire, invece, sulla costituzione di parte civile dell’ Associazione famigliari Vittime Amianto. No, ancora, alle parti civili che lamentano danni esistenziali: «Gli effetti psicologici (cioè la paura di ammalarsi per essere vissuti in un territorio contaminato, che lo è tutt’ ora, ndr) sono diversi in relazione al carattere delle persone». Alle parti civili il presidente Casalbore concede due minuti a testa per le repliche: a chi sgarra, toglie la parola. Il rigore è la principale garanzia di quella speditezza del processo tanto invocata e che è risposta alla richiesta di giustizia. Si prosegue con le repliche lunedì 15. L’ ordinanza con la decisione del tribunale sull’ ammissione delle parti civili e sulle responsabilità civili delle società che fanno capo a De Cartier e Schmidheiny, di Presidenza del Consiglio e Comunità europea è attesa lunedì 22. Ma il tecnicismo delle argomentazioni non spaventa i casalesi che continuano a essere numerosi alle udienze (ieri 150). E, anzi, anche i più giovani sono interessati a queste «lezioni» fuori aula. Sei studenti hanno seguito il processo, esponendo uno striscione che ricorda che, purtroppo, «noi stiamo ancora morendo mentre l’ amianto si sta ancora diffondendo» in alcuni Paesi dove non si è smesso di lavorarlo e usarlo. Dire «non si sapeva» non era già più un alibi negli anni ‘ 60 e ‘ 70 da noi; oggi non lo è più per nessuno al mondo.
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