Estimi riclassati: no della Cassazione Niente caro-tasse
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
nessun effetto su imu, tasi e irpef. in bilico chi non ha fatto ricorso
Riclassamento estimi catastali: arriva la svolta per i leccesi. Nelle scorse ore la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall’ Agenzia delle Entrate sulle decisioni prese dalla Commissione tributaria regionale di Puglia in merito. Una vicenda che va avanti da circa 8 anni lasciando con il fiato sospeso 70mila leccesi che si sono visti recapitare, nel 2013, cartelle esattoriali con l’ aumento delle rendite catastali dei propri immobili. Risultato? In media un aumento del 20% anche delle tasse correlate: Imu e Tasi, innanzitutto, perché legate alle case, ma anche Irpef. Un passo indietro. Nel 2010 l’ amministrazione Perrone diede incarico all’ Agenzia del Territorio di provvedere a riclassare gli estimi catastali, sulla scorta dei quali vengono calcolate tasse quali Imu, Irpef e Tasi. L’ Agenzia terminò il lavoro di ricalcolo dopo due anni. Risultato: una revisione in blocco degli estimi delle microzone 1 e 2 del capoluogo, rispettivamente centro storico (23mila immobili) e il restante territorio urbano (48mila immobili). Ad essere coinvolti nel ricalcolo, dunque, furono ben 71mila immobili nel territorio urbano. Motivo questo che ha spinto ben 7mila cittadini a fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale. Allo stesso tempo le associazioni di consumatori – alle quali poi si affiancò lo stesso Comune che aveva richiesto il riclassamento – optarono per un ricorso collettivo al Tar Lecce. Sebbene i giudici di primo grado e la Commissione tributaria regionale abbiano annullato gli avvisi, ritenendoli illegittimi, l’ Agenzia del Territorio non si è data per vinta. Condannata persino al pagamento delle spese legali degli iter giudiziari, ha scelto di rivolgersi alla Cassazione. Da allora, intanto, la diatriba ha letteralmente spaccato in due il capoluogo: chi ha optato per il ricorso ha ottenuto di pagare con le vecchie rendite; gli altri hanno di fatto dovuto adeguarsi a quelle nuove. Veniamo ad oggi. Il giudizi della Suprema Corte, accogliendo le tesi delle associazioni dei consumatori e dei tributaristi leccesi (in testa il Codacons), hanno confermato l’ illegittimità della procedura. Il verdetto, sia chiaro, non annulla gli aumenti per quei cittadini che non hanno fatto ricorso. La patata bollente, nel loro caso, passa infatti al Consiglio di Stato che si esprimerà ad ottobre. Solo laddove il ricorso venisse accolto, il riclassamento sarebbe azzerato definitivamente anche per loro. Un procedimento che la Suprema Corte, stando agli atti, ha già dichiarato «non adeguatamento motivato» considerato che «la natura e le modalità dell’ operazione enfatizzano l’ obbligo di motivazione che, proprio in considerazione del carattere diffuso dell’ operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento». Per l’ avvocato Piero Mongelli, che ha presentato e difeso le ragioni dei consumatori in Cassazione per conto delle associazioni, «questa prima sentenza in materia è la conferma dell’ ottimo lavoro svolto dalle associazioni che in quella circostanza avviarono una efficace collaborazione. Un risultato che rappresenta un buon viatico per la prossima causa che si terrà dinanzi al Consiglio di Stato al fine di dare copertura anche a quei cittadini che non avviarono il ricorso davanti alle Commissioni Tributarie». Sebbene il Comune, una volta delegata l’ Agenzia delle Entrate, nulla possa in materia il tema è stato di recente motivo di scontro tra l’ attuale sindaco Carlo Salvemini e il consigliere d’ opposizione Attilio Monosi. Quest’ ultimo, assessore al Bilancio all’ epoca dell’ iniziativa intrapresa dalla Giunta Perrone, fu tacciato dal sindaco di schizofrenia, essendo capace di «consigliare ai cittadini di applicare le vecchie rendite catastali, pur essendo il responsabile del loro aumento».
erica fiore
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