9 Novembre 2012

Espugnato il Fort Knox della gang Compro Oro

Espugnato il Fort Knox della gang Compro Oro
 

«Fort Knox». Così le «fiamme gialle» hanno battezzato la loro operazione e anche la villa usata dalla banda come base. Un nome appropriato, visto che il «covo» era impenetrabile come il fortino del Kentucky e la «merce» trattata dall’ organizzazione la stessa custodita nella sede della riserva federale statunitense: oro. Un blitz che ha portato al sequestro di beni per oltre 160 milioni di euro e all’ iscrizione di 118 persone sul registro degli indagati. I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Arezzo e Napoli hanno portato a termine 259 perquisizioni in 11 regioni, 30 solo nel Lazio. Nel loro mirino un’ associazione per delinquere implicata in riciclaggio, ricettazione, frode fiscale ed esercizio abusivo del commercio di oro. Il volume degli scambi del metallo prezioso e di denaro sporco gestiti dal gruppo criminale solo nel 2012 sono stati di 4.500 chilogrammi d’ oro e 11.000 d’ argento. La «gang» aveva una struttura piramidale e il vertice in Svizzera. Si muoveva con i «bracci operativi» di più capi-area, che agivano come «referenti» sui territori dei distretti orafi di Arezzo, Marcianise (Caserta) e Valenza (Alessandria). Obiettivo: raccogliere oro acquistato dagli «agenti intermediari» in contatto con una fitta rete di compro oro e di operatori del settore alla base della «filiera» dei traffici illeciti. Tutte le forniture di metallo avvenivano puntualmente «in nero», mediante scambi di materiale contro banconote di grosso taglio, trasportate da corrieri insospettabili su auto modificate con doppifondi. Negli ultimi mesi i finanzieri hanno sequestrato oltre 63 kg di oro in lamine e verghe, 20 kg di oreficeria usata, oltre 450 kg di argento in grani e una villa da 190 mila euro nei pressi del casello dell’ A1 di Monte San Savino, nell’ Aretino, acquistata dalla banda dietro lo schermo di una società maltese e utilizzata come centro di smistamento. Una roccaforte superprotetta e severamente vigilata, tanto da essere definita «Fort Knox». Nella rete delle «fiamme gialle» non sono finiti solo i «compro oro», ma anche gioiellerie e aziende orafe, comprese 23 società del distretto orafo di Arezzo, 16 del polo campano «Il Tarì» e una del distretto di Valenza. L’ organizzazione usufruiva di più di 500 rapporti bancari in 23 istituti di credito, 8 intermediari finanziari e due società fiduciarie. Una vera e propria holding criminale, insomma. Secondo l’ associazione di tutela dei consumatori Codacons, i negozi di «compro oro» generano un business pari a circa 14 miliardi di euro. «In Italia si contano a oggi circa ventottomila esercizi – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Ciò che lascia stupefatti e perplessi è la loro abnorme crescita sul territorio: negli ultimi due anni, infatti, il numero di tali esercizi è quadruplicato, generando un giro d’ affari che si attesta sui 14 miliardi di euro». Colpa della crisi, certamente, che costringe sempre più persone in difficoltà a sacrificare orecchini e braccialetti forgiati nel prezioso metallo per racimolare un po’ di contanti. Una situazione che ha creato i presupposti per il boom del settore. Il Parlamento, però, vuole nuove regole, per tutelare chi vende e per non abbassare la guardia sul fronte del riciclaggio: un registro delle attività, un borsino on line, la tracciabilità dei preziosi. Tre le proposte di legge in Parlamento, due del Pd, con il vicepresidente dei senatori Nicola La Torre e con la deputata Donatella Mattesini, e una del Pdl, con il leader dei Cristiano-popolari Mario Baccini. I numeri citati in Parlamento, tuttavia, non coincidono con quelli del Codacons. Del settore dei «compro oro» in Italia farebbero parte tra i cinquemila e gli ottomila operatori, per un giro d’ affari di circa 3 miliardi l’ anno. E sarebbero circa 80 le tonnellate di oro e metalli preziosi scambiate. «La stessa scarsa precisione dei dati disponibili – sottolinea Mattesini – conferma quanto questo settore abbia bisogno di una regolamentazione». Il fenomeno, spiega la deputata del Pd, che ha generato un mercato sommerso che non di rado finisce con alimentare i fenomeni della ricettazione e del riciclaggio. Ovviamente, non tutti gli operatori del settore alimentano questo mercato occulto: esistono imprese di tutto rispetto, trasparenti e fondate sulla serietà professionale, ma si calcola che queste siano solo il 20% del totale. «Ecco perchè – sottolinea Mattesini – è indispensabile una normativa che imponga ai compro oro il possesso di precisi requisiti professionali e una completa e assoluta tracciabilità dei materiali acquistati e rivenduti». Con le nuove regole sarà più facile tenere sotto controllo questa attività commerciale. Verrà istituito un «registro delle attività di compravendita di oro», tenuto dalle Camere di commercio, al quale saranno obbligati i «compro oro» che abbiano i requisiti di onorabilità previsti da tre articoli del testo unico in materia bancaria e creditizia. Nel registro, per facilitare la tracciabilità e contrastare la ricettazione e il riciclaggio, dovranno essere indicate la data dell’ operazione, i dati di venditore e compratore, la specie della merce comprata o venduta, la descrizione dettagliata di ogni oggetto, il peso, il prezzo pattuito. E dovrà essere allegata una foto del pezzo venduto, spiega La Torre. Inoltre l’ Unione italiana delle Camere di commercio dovrà istituire, in accordo con le associazioni maggiormente rappresentative del settore, un portale internet che ospiterà una banca dati degli oggetti d’ oro o d’ argento usati per facilitare la compravendita tra operatori e l’ attività di controllo per contrastare possibili reati. Mau. Gal.

 

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