21 Maggio 2020

Esposto all’ antitrust contro il “caro caffè”

rienzi: «è gravissimo che i gestori si accordino perché rappresenta un danno per la clientela» c’ è anche chi resiste e mantiene i prezzi inalterati
Caffè amaro. E indigesto, almeno per il Codacons. L’ associazione per la difesa dei consumatori ha infatti impugnato la decisione dei baristi vicentini di aumentare il prezzo della tazzina ad 1 euro e 30 presentando un esposto all’ antitrust. Ad annunciarlo, all’ indomani della notizia dei rialzi apparsi nei listini di numerosi locali della città, è il presidente Carlo Rienzi, per il quale l’ operazione si configura, «a tutti gli effetti, come un cartello anti-concorrenza, vietato dalle leggi italiane e comunitarie». Una controffensiva sferrata dopo la scelta di alcuni locali (si parla di 50, comunque qualche decina) di apportare variazioni ai menù nell’ ordine dei 10-20 centesimi, sull’ espresso ma anche su cappuccino, brioche e molto altro. Una libera iniziativa se compiuta in modo individuale, un meccanismo non lecito – perché in grado di influenzare il mercato – se frutto di un “patto”, come lo definisce il Codacons.Va precisato che, a detta del comitato Guia (Gruppo unito indipendente attività commerciali), tutto sarebbe nato su una chat ma nella forma del confronto amichevole e non dell’ alleanza d’ impresa.A valutare la vicenda sarà, a questo punto, l’ autorità per la concorrenza, che per i cartelli prevede multe salate. «È gravissimo che i gestori si accordino per alzare tutti insieme e nella stessa misura i listini al dettaglio – tuona Rienzi – perché rappresenta un evidente danno per i consumatori, privati della possibilità di scegliere dove acquistare a prezzi più convenienti. Capiamo le difficoltà degli esercenti, ma non è scaricando illegalmente sui cittadini i maggiori costi e i minori guadagni legati al covid che si potrà tornare alla normalità».Un pensiero, per la verità, condiviso da molti titolari di pubblici esercizi. Uno “schieramento” opposto a quanti hanno optato per la maggiorazione e che, all’ assalto dei rincari, oppone una tenace resistenza. Come alla storica “Triestina” di corso Palladio, dove il caffè al banco continuerà a costare 1 euro e 10. Di più: «Se prima dell’ emergenza stavamo valutando un aumento, ora siamo decisi a tenere i prezzi bloccati, non è proprio il caso di far pagare di più ai clienti in questo momento», dichiara la titolare Liliana Bertesina, socia anche del bar “Castello” in piazzale De Gasperi. A stretto giro dall’ annuncio di rialzi sull’ italianissima tazzina ma anche su altri prodotti di caffetteria – senza contare il timore per balzelli su servizi e beni, dalla cura della persona all’ alimentare – si leva la voce di chi fa di tutto per mantenere calmierate le tariffe. «Spese in più ne abbiamo anche noi e di gente in giro se ne vede poca, in centro in particolare non c’ è ancora nessuno, ma chiedere di più sarebbe davvero controproducente – insiste Bertesina – ripartire è difficile per tutti, ma anche quando si chiude per ferie la ripresa è lenta, ora dobbiamo resistere per tornare tutti assieme alla normalità».A giudicare negativamente e con preoccupazione l’ impennata dello scontrino è anche il presidente del consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti. «Aumenti dei prezzi? No, grazie, anche se in alcuni casi le giustificazioni possono starci. Quello che è inaccettabile sono gli aumenti non motivati e che possono incidere pesantemente sul portafoglio delle famiglie già provate». Ciambetti ricorda come sia «illusorio e sbagliato immaginare di poter compensare i mancati introiti dei mesi scorsi aumentando le tariffe: il rischio è quello di portare ad una contrazione dei consumi, che non è esattamente quello di cui abbiamo bisogno». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
giulia armeni

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