3 Gennaio 2003

Esplodono i prezzi. E l`Istat tace

Esplodono i prezzi. E l`Istat tace

L`inflazione è almeno tre volte superiore al dato fornito dall`Istat. Se la matematica non è un`opinione l`Eurispes questa volta ha fatto i conti giusti. Anche perché, dicono gli esperti, il metodo utilizzato è lo stesso di quello dell`Istituto nazionale di Statistica, difeso solo dal ministro Marzano. I prodotti alimentari sono aumentati in un anno del 13% e non del 3,8 come calcola l`Istat. E se si prova a cambiare “l`unità di misura“, ovvero il paniere, l`aumento diventa ancora più consistente, 29%. Per Intesa dei consumatori il 2003 porterà un “fardello“ di almeno 1.803 euro in più in ogni famiglia italiana.
Il 13%, spiegano all`Eurispes, è stato calcolato esattamente con lo stesso metodo utilizzato mensilmente dall`Istat, lavorando cioè sulle variazioni dei prezzi medi dei prodotti. Questo metodo, lo stesso utilizzato dall`Eurostat, permette di misurare l`aumento dell`esborso effettivo compiuto dagli italiani durante la spesa di tutti i giorni e non l`incremento dei prezzi dei singoli prodotti così come viene percepito dai consumatori. La grande differenza tra il primo e il secondo risultato è dovuta al fatto, spiegano all`Istituto di studi, che di fronte ai rincari i consumatori si spostano verso prodotti più economici e di qualità inferiore. Aldilà delle formule matematiche con cui viene calcolata la media, l`Istat, sottolinea l`Eurispes, non ha infatti mai reso noto come avvengono le rilevazioni dei prezzi. Un punto questo su cui insistono anche le associazioni dei consumatori, che all`Istat chiedono «un`operazione trasparenza». E riguardo al già contestatissimo nuovo paniere, afferma Giustino Trincia, vicesegretario di Cittadinanzattiva, «il problema non sono le voci, ma il peso che i prodotti rivestono all`interno della lista. Ciò che chiediamo all`Istat è di discutere insieme quale sia la rilevanza da dare ad ogni prodotto». In base alle misurazioni dell`Eurispes, condotte sui prezzi dei singoli prodotti di un paniere di 150 (contro i 164 dell`Istat), gli aumenti maggiori sono stati nel corso del 2002 quelli dell`ortofrutta (+51%), ma notevole è stato anche l`incremento dei prezzi di pane, pasta e riso, cresciuti in media del 20%. Rincari del 37% anche per il caffè e addirittura del 48% per l`acqua minerale. Il pesce fresco è aumentato del 28%, la carne di maiale del 26%, quella di pollo e tacchino del 20% e infine quella bovina del 19%.

L`inflazione, rileva ancora l`Eurispes, ha galoppato più rapidamente nelle grandi città (+34,6%) che nelle piccole (+27,2%). L`aumento è stato più evidente nell`Italia centrale (+44%), rispetto al Nord (+33%) e al Sud Italia (+25%). Gli aumenti hanno già causato una riduzione dei consumi, ricorda ancora l`Eurispes, secondo cui la ripresa prevista nel 2003, stimata intorno al 2%, non ci sarà. Al contrario l`Italia andrà incontro a un periodo di stagnazione dei consumi che colpirà tutto il sistema produttivo. L`incremento dei prezzi degli alimentari penalizzerà infatti la spesa in tutti gli altri settori. L`unico modo per scongiurare tale rischio, concludono i consumatori, è quello di intervenire direttamente su prezzi e tariffe. L`appello a commercianti e distributori è di tagliare i prezzi di almeno il 10%, mentre alle istituzioni le associazioni della Coalizione chiedono di contenere le variazioni delle tariffe nazionali e locali entro il tasso di inflazione programmata.

Secondo la Cgil, «ha ragione la casalinga di Voghera». «L`Eurispes dimostra che la percezione dell`aumento dei prezzi di beni di prima necessità corrisponde alla realtà», dice Marigia Maulucci, segretaria confederale Cgil, Per la dirigente sindacale «sono evidenti le colpe dell`esecutivo: si è cancellata la politica dei redditi e non è stato attivato nessun intervento per il potenziamento della crescita economica». «Avevamo ragione allora – conclude Maulucci – e abbiamo ragione oggi quando diciamo che, con la stessa determinazione di quella battaglia, faremo quella dei rinnovi contrattuali per adeguare i salari ai valori reali dell`inflazione».

A contestare i dati dell`Eurispes, per ora, oltre a Marzano è solo la Confesercenti, che non osa, però, mettere in dubbio il metodo utilizzato. La Confesercenti si dice preoccupata dell`«effetto che forzature come quella dell`Eurispes possono produrre sull`andamento futuro dei consumi, contribuendo a creare un clima ancor più negativo non soltanto per i consumatori e le imprese, ma per l`economia nel suo complesso». Di avviso completamente opposto Pecoraro Scanio, deputato dei Verdi. «L`analisi dell`Eurispes contribuisce a smascherare l`irresponsabilità del governo nella gestione del change-over dell`Euro e il grave danno arrecato ai cittadini italiani da una politica di sola propaganda basata su presunte riduzioni di tasse».

Infine, il segretario dell`Udeur Clemente Mastella ha chiesto «con urgenza» una Commissione parlamentare di inchiesta sullo stato reale dell`inflazione in Italia. Mastella ha ricordato che la «stessa Banca Centrale Europea nei giorni scorsi ha denunciato come le statistiche ufficiali sull`inflazione non corrispondano alla realtà dei fatti». Mastella, in veste di vice presidente della Camnera ha promesso di incontrare nei prossimi giorni i rappresentanti delle otto associazioni dei consumatori che insieme all`Eurispes stanno costruendo il “paniere alternativo“.

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