12 Marzo 2017

Esercenti e consumatori: rischio stangata, no aumento Iva

Esercenti e consumatori: rischio stangata, no aumento Iva

Le ipotesi circolate non convincono le associazioni: la spesa si ridurrebbe B. Di G. È bastataqualche indiscrezione per provocare un’ autentica levata di scudi: no all’ aumento Iva in cambio del taglio del cuneo fiscale. Lo dicono in coro le associazioni dei consumatori, quelle degli agricoltori e naturalmente i commercianti. L’ aumento dell’ Iva inciderà sulla spesa degli italiani e sul Pil. Se il governo decidesse di innalzare le aliquote come da indicazioni europee, perderemmo a regime 8,2 miliardi di consumi: si tratta di circa305 euro di spesa in meno a famiglia. Sul prodotto interno lordo, invece, l’ impatto negativo ammonterebbe a -5 miliardi di euro. È quanto emerge da una simulazione condotta da Ref Ricerche per conto di Confesercenti. La simulazione si muove dall’ ipotesi di un aumento di 3 punti all’ aliquota agevolata al 10%, che passerebbe quindi al 13%, e di 1 punto sull’ aliquota super -agevolata, che salirebbe dal 4 al 5%, il valore minimo che la Commissione Europea raccomanda ai paesi dell’ Unione. Per ora il governo Gentiloni non ha scopertole sue carte in materia. IlTesoro deve giocare una partita doppia: manovrinada3,4miliardi subito, manovraper l’ anno prossimo in autunno. Quell’ appuntamento si preannuncia di fuoco, visto che solo per sterilizzare le clausole di salvaguardia (che prevedono per l’ appunto due aumenti dell’ Iva) servirebbe ro 19,5 miliardi per il 2018 e 23,3 per il 2019. Ecco perché si è affacciata l’ ipotesi diunaumentoparziale subito, portando l’ aliquota dall’ attuale 23 al 24% (poi sarà al 25) e quella del 10% al 13. Una operazione che pesa per circa 10 miliardi. Ma che consentirebbe ai conti italiani di avere margini per agire sul costo del lavoro, tema che sta molto a cuore all’ esecutivo e anche all’ Ue. Non è un mistero, infatti, che Bruxelles da tempo chieda di spostare lapressione fiscale sui consumi alleggerendo il lavoro. Ma consumatori e esercenti non ci stanno. Per il Codacons sarebbe una vera a propria stangata per i cittadini, solo per costi diretti, da 791 euro annui a famiglia. “Nel nostro paese l’ Iva ha già subito di recente due incrementi, con effetti disastrosi per le tasche delle fami glie e per i consumi» spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ricordando «il rialzo dal 20 al 21% nel settembre 2011 con un aggravio medio di spesa pari a +290 euro annui a famiglia; dal 21 al 22% nel 2013 con maggiore spesa pari a +209 euro a famiglia su base annua, per una stangata media da +499 euro annui a famiglia solo di costi diretti. Il gettito per le casse dello Stato è risultato tuttavia inferiore alle aspettative, perché i consumatori hanno reagito al rincaro dei prezzi riducendo la spesa». L’ aumento dell’ Iva «colpirebbe soprattutto beni di prima necessità come pane, pasta, frutta e verdura con aliquota al 4% ma anche carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10 per cento con effetti drammatici sui redditi delle famiglie più bisognose», aggiunge Coldiretti. l’ Unità Domenica, 12 Marzo 2017.
 

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