13 Novembre 2020

Esami rinviati, sit in dei praticanti avvocati: ci negano il futuro

in piazza con loro davanti al tribunale il presidente dell’ ordine e di codacons
«Futuro negato», «garanzie nelle tempistiche», «rispetto per i praticanti». Sono soltanto alcuni dei messaggi riportati nei cartelli che ieri mattina hanno campeggiato su una parte dellapiazza del tribunale, stretti tra le mani degli aspiranti avvocati «stanchi – dicono – di una prolungata incertezza che nuoce alla nostra carriera, alle tasche delle nostre famiglie e ci mette sotto pressione». Pochi giorni fa il ministero della Giustizia ha fatto sapere che le tre prove scritte degli esami d’ avvocato, previste per il 15-16-17 dicembre, sono rinviate a data da destinarsi a causa dell’ acuirsi dell’ emergenza sanitaria. L’ esame dovrebbe svolgersi in primavera, la data sarà comunicata il 18 dicembre. Ma il condizionale è d’ obbligo perché la curva dei contagi cresce e garantire il corretto svolgimento delle prove scritte, al momento, sembra solo una chimera. Un problema che coinvolge circa 24 mila praticanti in tutta Italia, 1200 nel capoluogo siciliano, che vedono allontanarsi il sogno d’ indossare la toga. Ieri si sono riuniti davanti al palazzo di giustizia per fare sentire la loro voce. La paura è che le prove slittino ancora sovrapponendosi con quelle di chi avrà appena finito la pratica legale nel 2021. «Chiediamo lo svolgimento eccezionale dell’ esame, magari riducendo a una la prova scritta oppure, come è successo per altri ordini professionali, data l’ emergenza, si potrebbe pensare allo svolgimento della sola prova orale. Non ci si rende conto che si sta bloccando un’ intera categoria professionale. È una situazione eccezionale e bisogna garantire lo svolgimento eccezionale della prova», tuona Nicoletta Lauricella, tra i promotori del sit-in insieme a Emanuele Cocchiara e Giuseppe Marinaro. «Il rischio – aggiunge Marinaro – è quello di diventare avvocati nel 2022. Senza alcuna modifica delle modalità d’ esame, con i risultati che arrivano dopo mesi, si rischia di arrivare a settembre del 2021. Gli orali si svolgono due mesi dopo. Dietro ci sono oltre i nostri sacrifici con 18 mesi di praticantato non retribuito, anche quelli delle nostre famiglie che sostengono i costi dei libri e dei codici di procedura civile che cambiano spesso». Si ragiona anche sulla riforma dello svolgimento dell’ esame forense, invocata da anni ma mai attuata.«”Non chiediamo la laurea abilitante o un provvedimento che ci proclami avvocati senza esame – spiega Cocchiara – vogliamo avere la possibilità di esercitare, come tutti, in modo più rapido la professione per la quale studiamo da anni». Un diritto minacciato dalla pandemia e da una politica che «ha abbandonato questi ragazzi», morde Antonello Armetta, segretario dell’ Ordine degli avvocati, presente al sit-in. «Il ministero dovrebbe assumere una posizione certa e dare certezze. C’ è stato il tempo per risolvere questo problema. La seconda ondata non la scopriamo oggi». Ieri, sul tema, è intervenuto anche Marco Donzelli, presidente del Codacons: «È una mancanza di rispetto incomprensibile che denota l’ assoluta mancanza di volontà del governo di ripensare un esame vetusto, ingiusto e che finisce con il non premiare il reale merito dei candidati, costringendoli ad un tour de force insensa.

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