30 Gennaio 2014

Esami non-stop contro le liste d’ attesa

Esami non-stop contro le liste d’ attesa

IL CASO Gli esempi limite sono ormai quotidiani. Uno dei tanti riguarda una mammografia prenotata il 20 dicembre e fissata per il 25 marzo 2015 al Santa Maria della Misericordia. Il rischio è che l’ attesa allontani i cittadini dalle strutture pubbliche per indirizzarli a quelle convenzionate (con costi doppi per la società) o che, peggio, rinuncino ai controlli. Parte da qui la proposta di esami non-stop di Adiconsum, Codacons, Federconsumatori e Movimento difesa del cittadino dell’ Umbria per ridurre le liste d’ attesa. «Lazio e Veneto già lo fanno – ricordano – avendo aperto gli ospedali anche di notte per accorciare i tempi delle prestazioni diagnostiche. In Umbria basterebbe che certi macchinari lavorassero tutto il pomeriggio invece di dare spazio all’ intramoenia: il problema è rendere efficienti e produttivi i reparti, facendo lavorare macchine che costano milioni di euro non solo tre ore al giorno». C’ è anche uno scoglio organizzativo da affrontare. «Occorre ottimizzare i turni del personale per potenziare il servizio evitando, di intasare l’ accesso a certi esami diagnostici con pazienti interni quando ci sono utenti in attesa che arrivano, ad esempio, da Norcia». Su tale aspetto le quattro associazioni chiedono liste d’ attesa pubbliche e consultabili online per reparto, annunciando un monitoraggio. «Il sistema sanitario regionale dimostri che i macchinari (Tac, Pet, risonanze, mammografie) sono utilizzati almeno all’ 80 per cento». Si torna alle carte della qualità e al rischio di emorragia verso servizi convenzionati. «Rivolgersi a una struttura esterna fa parte della libera scelta del cittadino-utente, ma così il cittadino paga due volte: tramite la fiscalità generale e pagando la visita al convenzionato. Poi non si capisce perché a fronte di tali accessi in crescita le liste di attesa di allunghino». Stando al rapporto Oasi 2013, l’ Umbria è una delle regioni dove la spesa sanitaria privata non ha subito l’ impatto della recessione, con la media 2009-2011 salita a 543 euro dai 527 ante-crisi. Quella delle associazioni è anche una ?battaglia? sulla trasparenza e sulla qualità del servizio, in difesa soprattutto delle fasce deboli. Le associazioni partono dal caso pannoloni per anziani per arrivare alla segnalazione relativa a una Rsa pubblica. «La carenza di risorse porta a ridurre servizi primari come il cambio e la pulizia giornaliera dei lungodegenti», spiegano. «C’ è un protocollo che stabilisce che per evitare piaghe da decubito ci siano almeno tre passaggi giornalieri che, invece, sono stati ridotti a uno. Ma chi controlla che tali accordi siano rispettati? Il cittadino-utente dove vede le caratteristiche del servizio e la lista delle prestazioni garantite»? Fabio Nucci © RIPRODUZIONE RISERVATA.
fabio nucci

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