22 Aprile 2018

«Esami negati, un diritto violato»

E’ una delle tante vicende ingarbugliate del variegato mondo della sanità. Ingarbugliata perché tutti nel campo dei medici di famiglia ne parlano, ma nessuno sa dire con certezza da dove trae origine. Stavolta il nodo della questione sono gli esami medici negli ospedali. Secondo quanto riportato dai medici di famiglia numerosi pazienti si sarebbero visti negare visite ospedaliere senza previa visita specialistica in un centro territoriale Asp. A lanciare l’ allarme è il Codacons che con una nota chiede un intervento chiarificatore dell’ assessore alla Salute, Ruggero Razza. «In relazione a numerose segnalazioni ricevute da parte di medici di famiglia e di cittadini che lamentano l’ impossibilità di effettuare visite specialistiche ed esami strumentali presso le aziende ospedaliere ed universitarie di Catania se non con richieste provenienti da specialisti territoriali». «In pratica – spiega il Codacons – non si può più accedere a siffatte strutture con la semplice richiesta dei medici di famiglia, ma solo dopo che l’ assistito sia stato preventivamente visitato da uno specialista dell’ Asp. E’ evidente che tale disposizione rende sempre più lunghe le liste di attesa e priva il cittadino del diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. Il Codacons, quindi, chiede all’ assessore di intervenire per sospendere la disposizione perseguendo i responsabili di tali provvedimenti che offendono la dignità ed il decoro dei medici e ledono diritti costituzionali».Fin qui la nota che abbiamo approfondito con un medico di famiglia, per capirne di più, che preferisce mantenere l’ anonimato: «Non sappiamo chi abbia emanato questa disposizione, ma siamo coscienti che se fosse vera si tratterebbe della violazione del diritto costituzionale alla salute. Mi chiedo chi è quel dirigente che può decidere delle libertà di ogni cittadino nello scegliersi un medico? Inoltre noi medici non siamo stati informati di eventuali “scalette prioritarie” per alcune patologie da effettuare prima di recarsi negli ospedali nei centri territoriali. Faccio un esempio: se io iperteso preferisco curarmi da un determinato cardiologo mi faccio fare la base dal medico generico e poi vado nel centro ospedaliero che ritengo idoneo. Ora perché prima devo recarmi nell’ ambulatorio territoriale anziché decidere di andare in ospedale?».A cercare di dare un senso a questa protesta – che ripetiamo ancora non trova un fondamento – ci pensa il direttore sanitario dell’ Asp, Dott Franco Luca: «Probabilmente siamo davanti ad alcune disposizioni che riguardano alcune particolari visite specialistiche che in ospdedale sono classificate di «secondo livello». Quindi per non ingolfare ambulatori che in primis devono dedicarsi ai pazienti interni, bisogna recarsi in un centro territoriale di primo livello e solo dopo essere indirizzati nei centri ospedalieri. Non è poi un procedimento tanti sbagliato perché rischiamo di mandare in ospedale tanta gente che non ha ancora una diagnosi certa di malattia e che prima andrebbe verificata in un centro Asp. E’ lo stesso discorso per cui poi non possiamo lamentarci se i Pronto soccorso sono intasati. Ora se il tema che sta montando è questo vedremo se è il caso di convocare un tavolo tecnico territoriale per studiare insieme le soluzioni».Giuseppe Bonaccorsi.

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