19 Gennaio 2020

Errori e criticità mai risolte Così le prove non servono

Alberto VitucciVENEZIA «Il progetto Mose è pieno di carenze ed errori. Senza una verifica tecnica approfondita le prove non potranno essere esaustive e costituiscono un vero azzardo». Nel coro di voci che invita a concludere in fretta i lavori del Mose, resiste la voce critica di due ingegneri che da sempre si sono opposti alla soluzione delle paratoie mobili. Vincenzo Di Tella e Paolo Vielmo, esperti di costruzioni off-shore, conducono da anni la loro battaglia per dimostrare che il Mose non offre sicurezza. Il loro progetto alternativo – le “Paratoie a gravità” – sostenuto dal Comune guidato da Massimo Cacciari venne scartato dal governo Prodi nel 2006. Ma i due non si sono dati per vinti. Hanno firmato esposti e denunce. Un libro («Il Mose salverà Venezia?») dove si elencano le «gravi carenze delle dighe mobili». Adesso hanno tenuto una lunga relazione al Collegio degli Ingegneri di Padova. Patria dell’ idraulica veneta. «Chiediamo un confronto tecnico, con esperti super partes», dice Di Tella, «le nostre osservazioni sono state sempre eluse o minimizzate. La Tangentopoli che ha portato al commissariamento del Consorzio Venezia Nuova e alla cancellazione del Magistrato alle Acque ha portato trasparenza solo nella gestione amministrativa e negli appalti. Ma non è mai stata fatta un’ analisi tecnica del progetto». Così i due ingegneri, sostenuti dal Codacons, hanno chiesto e ottenuto l’ accesso agli atti del progetto Mose. Decine di migliaia di pagine e grafici dove è custodita la storia del progetto presentato negli anni Ottanta e oggi quasi concluso.Cosa hanno trovato? «Intanto che l’ aumento delle acque alte si vede negli anni Settanta, dopo lo scavo del canale dei Petroli e nell’ ultimo decennio, con gli scavi per realizzare il Mose», attacca Di Tella. Poi ci sono errori evidenti, che non sono mai stati corretti. Come invece avevano chiesto gli esperti internazionali dopo le prove nella vasca olandese di Deft». Il primo, insistono Di Tella e Vielmo, è quello della “risonanza subarmonica”, oscillazione delle paratoie che può essere amplificata in condizione di mare agitato dal cosiddetto “effetto scala”. Che può provocare il collasso del sistema. «Verifiche su questo non ne hanno mai fatte», continua Di Tella, «il progetto si basa sulle prove in vasca a Voltabarozzo e su un modellino a dimensione ridotta. Le prove vere le stanno facendo adesso, a lavori quasi finiti».Dito puntato anche sul Comitato Tecnico di Magistratura, organismo tecnico del Magistrato alle Acque che doveva esaminare i progetti della salvaguardia. «Nel 2002 hanno scritto il falso, cioè che la risonanza subarmonica è soltanto teorica». Ci sono ancora «criticità tecniche mai affrontate», conclude Di Tella, «le nostre osservazioni sono state riprese anche dalla società franco canadese Principia, che il Comune aveva contattato dieci anni fa. Ma non è successo nulla. Vanno avanti. Senza le correzioni tecniche le prove sono solo un azzardo e uno spreco di risorse. E l’ opera non può essere collaudata. Manderemo tutto questo al governo». –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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