26 Settembre 2009

“Eppure ci eravamo sempre fidati di lei”

I racconti disperati di chi ha perso i risparmi di una vita Ieri mattina il Codacons ha depositato alla procura di Reggio decine di esposti

 REGGIO. «Da quando abbiamo saputo la verità non dormiamo la notte, siamo sconvolti, tutti i sacrifici di una vita sono spariti». I risparmiatori di Unicredit coinvolti nella maxi-truffa da almeno 10 milioni di euro hanno volti, voci, storie diverse, ma la stessa, atroce, disperazione nel cuore. Li abbiamo raggiunti ieri mattina davanti all’agenzia di via Gattalupa, dove dal 2002 la funzionaria infedele si preoccupava di alleggerire i loro conti.  Accompagnati da Bruno Barbieri, vice presidente nazionale del Codacons, cercavano di capire il destino dei loro portafogli senza ottenere certezze. «E’ una cosa incredibile – ha detto Fayez Issa – mia moglie veniva da questa signora da 25 anni con piena fiducia, tanto che ha voluto che anch’io trasferissi qui il conto. Abbiamo chiamato alcuni giorni fa e ci hanno detto che era andata in ferie, hanno negato la truffa fino all’ultimo». «Non è proprio possibile- ha aggiunto Teresa Maria – da quando l’ho saputo mi presento qui in continuazione, ora stanno cercando di tranquillizzarci dicendo che ci verrà rimborsato tutto ma la verità è che l’unica cosa che possiamo fare è sperare. Nel mentre non abbiamo nulla». Poco più in là c’è un’intera famiglia che, a partire dal nonno che tiene stretta la cartella degli estratti conto collezionati negli anni, fino ad arrivare alla pronipote di pochi anni, non sa letteralmente dove sbattere la testa. «E’ coinvolta tutta la famiglia, abbiamo perso tutto – ha spiegato Rocco Gualtieri – quando qualche giorno fa sono venuto a prelevare e il conto risultava prosciugato, mentre sembra addirittura che i fondi non siano mai esistiti. Da poco ho ipotecato la casa vecchia per aprire un nuovo mutuo, come farò ora? Verrò a mangiare in banca con tutta la famiglia visto che avevo aperto qui anche i conti dei miei figli che ora si ritrovano senza niente». «Ci siamo proprio tutti – ha continuato il figlio Luigi Gualtieri – ho vent’anni, lavoro, gioco a calcio: avevo aggiunto i miei guadagni al conto aperto da mio padre apposta per me, ora riparto da 7 euro, quelli che risultano attualmente sul conto». Così anche lo zio Giuseppe Fortesi: «Non resta che aiutarsi a vicenda con quel poco che c’è, speriamo che presto ci risarciscano». Insieme a loro c’è anche un’altra persona: con la voce rotta dal pianto, non è il caso di fare nomi né fotografie, ma la sua testimonianza è preziosa: «Sono di Milano, tanti anni fa convinto da amici fidati ho deciso di investire i miei risparmi qui. La signora era sempre così gentile, ci consigliava, si preoccupava di chiamarci di tanto in tanto per proporre investimenti vantaggiosi, ci mostrava il rendiconto con il timbro della banca e la sua firma dicendo di stare tranquilli. Ora non ho più niente tranne la mia piccola pensione, come farò? Anche trovare i soldi per il treno per tornare a casa è un problema. Ai miei figli non ho ancora detto niente, mi limito a prendere tre pastiglie al giorno contro l’ansia, a una certa età certi dispiaceri pesano». Brutta atmosfera davvero quella che si respirava ieri mattina in via Gattalupa, la sensazione di impotenza davanti a un buco di 10 milioni e alla sparizione dei propri risparmi, era palpabile. Molti anche i clienti di Unicredit non coinvolti nella truffa che si sono presentati in banca per sincerarsi di «essere al sicuro», almeno loro. «Continuo i miei controlli come sempre – ha detto Gino Di Monte – ho molta fiducia nei professionisti che lavorano qui dentro, nonostante lo scandalo non trasferirò il conto. Però continuerò a fare controlli frequenti e a chiedere spiegazioni su ogni spostamento».

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