25 Febbraio 2005

«Epo alla Juve, i giocatori mentirono»

«Epo alla Juve, i giocatori mentirono»

ANCHE se le motivazioni depositate ieri sono in linea con la sentenza che ha condannato per frode sportiva il medico della Juve Riccardo Agricola, fa un certo effetto leggere nero su bianco le convinzioni del giudice Casalbore. Perché le 350 pagine scritte per illustrare il dispositivo contengono almeno due cose molto gravi: la certezza che nella formidabile Juve del quinquennio 1994-1998 circolava l?Epo e l?accusa di falsa testimonianza a diversi giocatori che sono sfilati durante il processo. Primo fra tutti Torricelli, che ha subito ribadito la propria innocenza facendola precedere da una buona dose di indignazione: proprio lui, quello della classe operaia che va in paradiso, al centro dell?accusa più infamante.
Per il resto niente di nuovo se non la conferma che questa sentenza di primo grado è lacunosa sulla posizione della società Juventus, assolta perché, dice il giudice, non sono state raccolte prove sufficienti sul coinvolgimento diretto dell?amministratore delegato Antonio Giraudo. Ma in un?altra pagina si legge anche che Agricola non può certamente avere agito da solo nel suo progetto di «potenziare fraudolentemente» le prestazioni dei calciatori. Una contraddizione in termini che potrebbe offrire discreti margini ai legali juventini nel processo d?appello, dove la difesa cercherà di smontare la tesi dell?accusa rifacendosi a un altro processo per doping, quello a carico del medico Ferrari, celebrato a Bologna.
In attesa che la giustizia faccia, al solito lentamente, il proprio corso, lo sport si trova davanti a un caso che è poco definire imbarazzante. La più titolata squadra del Paese, nonché una delle più famose del mondo, è di fatto condannata per doping con nomi, cognomi e circostanze (quelle dieci pastiglie prima della finale Champions del ?98 fanno sensazione): non sono pochi quelli che pretenderebbero la restituzione dei trofei vinti durante il periodo incriminato, per non dire del sempre pittoresco Codacons che quantifica in 4 milioni di euro il danno subito. Coni e Federcalcio, dopo avere rinviato alla lettura delle motivazioni ogni tipo di intervento, hanno adesso tra le mani la patata bollente. Francamente richiamarsi alla possibile prescrizione dei reati, molto in uso nei processi ordinari, non sembra una soluzione dignitosa anche nell?interesse della Juve, che deve poter dimostrare, se possibile, che non esistono macchie sui suoi trionfi. L?autodenuncia di Agricola, d?altra parte, avrebbe riaperto i termini secondo più di un?interpretazione.
L?impressione che sia Coni che Figc abbiano dapprima sottovalutato l?affaire e che in una seconda fase ne siano stati sovrastati è piuttosto forte. Certo per molto meno di quello per cui il medico della Juve è stato condannato, la giustizia sportiva si è dimostrata assai poco indulgente: basta pensare all?ultimissima vicenda, quella che vede la procura federale chiedere la retrocessione del Modena e tre anni di squalifica per il suo presidente in presenza di elementi di prova francamente risibili a confronto di ciò che si legge nelle carte di Torino.
No, restare a guardare questa volta non si può.

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