25 Giugno 2011

Epidemia colposa, inchiesta bis nel fascicolo già i primi indagati

Epidemia colposa, inchiesta bis nel fascicolo già i primi indagati
 

L´inchiesta si è resa inevitabile sulla base «delle dichiarazioni di vari esperti – afferma Lepore – come la professoressa Maria Triassi (ordinario di Igiene alla Federico II), sui rischi per la salute pubblica derivanti da ciò che sta succedendo». Non se ne conoscono i dettagli, né i nomi, ma nel fascicolo della Procura già compaiono i primi indagati. La Procura affronta alla sua maniera questa situazione che Lepore definisce «impossibile». E non è la prima volta che se ne occupa con un´inchiesta. La prima, sempre per epidemia colposa, risale alla crisi dei rifiuti scoppiata tra il 2007 e il 2008. Un´inchiesta che ha già portato, due mesi orsono, a venti richieste di rinvio a giudizio: un elenco che vede, tra gli altri, l´ex sindaco Rosa Russo Iervolino, l´ex governatore Antonio Bassolino e l´ex prefetto di Napoli Alessandro Pansa, che all´epoca era commissario per l´emergenza rifiuti. Questa prima inchiesta sostiene, forte del parere di tre periti, che in quei mesi aumentarono, non di poco, alcune patologie. E che nelle farmacie ci fu un´impennata nelle vendite delle medicine legate ai quelle malattie. Nell´inchiesta, quel che non è stato fatto per evitare la diffusione dei germi: «Dalla disinfezione dei cumuli di rifiuti con sostanze adatte, quali ad esempio idrato di calce, alle derattizzazioni, al contenimento del randagismo, fino alla delimitazione delle zone cittadine maggiormente interessate dai cumuli di rifiuti». Ed i sindaci avrebbero dovuto emettere «ordinanze urgenti a tutela della salute pubblica, quali la requisizione di aree per lo spostamento, il ricovero ed il deposito provvisorio dei rifiuti accumulati nelle strade urbane di maggiore percorrenza in zone a minore densità abitativa e a minore densità di istituti scolastici ed ospedalieri». E mentre la Procura apriva l´inchiesta di ieri, mentre il senatore del Pd Ignazio Marino affermava «io non aspetterei i primi morti per intervenire», il Codacons presentava una sua denuncia proprio in Procura, «proprio per il rischio epidemia e per i gravi rischi che stanno correndo i cittadini». Hanno gettato acqua sul fuoco, invece, il Dipartimento di prevenzione della Asl Na 1 e l´Osservatorio epidemiologico della Regione: «La quotidiana attività di monitoraggio che viene effettuata non evidenzia alcun aumento nella popolazione di patologie infettive correlabili alla persistente presenza di cumuli di rifiuti». Nessun rischio infettivo, dunque, secondo la Asl. E gli esperti dell´Osservatorio epidemiologico aggiungono: «Nei mesi di gennaio e febbraio, in occasione della precedente crisi, un´apposita indagine effettuata su un gruppo di patologie acute respiratorie, gastroenteriche e dermatologiche, non ha evidenziato particolari rischi infettivi nella popolazione esposta». Né – sempre secondo l´Osservatorio – ci sarebbero riscontri, nella letteratura scientifica, circa i rischi per la salute legati alla presenza di discariche.
 

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